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La procura di Reggio «Questa non è una condanna voluta dal popolo»

Ambra Prati
La procura di Reggio «Questa non è una condanna voluta dal popolo»

La reggente Isabella Chiesi dopo la sentenza di giovedì «I bambini sono tornati a casa: è il risultato più importante»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «Processo mediatico? I giudici non prendono decisioni in base a ciò che si aspetta la piazza. Non è una condanna che ha voluto il popolo».

Così il procuratore capo reggente di Reggio Emilia, Isabella Chiesi, replica alla principale doglianza dei difensori dello psicoterapeuta Claudio Foti (avvocati Andrea Coffari e Giuseppe Rossodivita), che avevano additato un «ambiente fortemente condizionato dalla mediaticità». All’indomani della sentenza firmata dal giudice Dario De Luca non si spegne l’eco del primo esito processuale dell’inchiesta Angeli & Demoni: nel rito abbreviato assolta l’assistente sociale Beatrice Benati, difesa dagli avvocati Luigi Scarcella e Giulia Incerti, condannato lo psicoterapeuta della Onlus torinese Hansel & Gretel a 4 anni di reclusione per abuso d’ufficio e lesioni dolose gravissime (per la frode processuale il fatto non costituisce reato) e contestuale rinvio a giudizio per 17 dei 22 imputati rimasti (altri cinque sono usciti per non luogo a procedere).

«Un provvedimento giudiziario basato su elementi portati davanti al giudice e ciò che è successo all’esterno dell’aula non può aver condizionato il dottor De Luca – ribatte Chiesi, che sottolinea come il quadro accusatorio abbia retto –. Alcune posizioni sono state sfrondate, sebbene gli imputati siano stati rinviati a giudizio», il riferimento è ai principali imputati, vale a dire Federica Anghinolfi, Francesco Monopoli e il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Mentre su Foti «per la frode processuale non si è ritenuto di procedere, poiché per questo reato è richiesto un dolo specifico (il soggetto deve aver agito con il fine di frodare la giustizia), ma ciò non significa che non esistesse una condotta di tal fatta. Quello che rileva è che è stato riconosciuto l’abuso d’ufficio, che fa pendant con l’operato di Hansel & Gretel e che fa pendant con le lesioni dolose gravissime. Un reato, quest’ultimo, che la dice lunga: qui risiede il cuore dell’intera impalcatura processuale. Non dimentichiamoci che se l’abuso d’ufficio è stato confermato per Foti potrebbe esserlo anche per altri imputati, pur essendo diversa ogni posizione».

Alle difese di Foti, che hanno preannunciato appello e battaglia a oltranza fino al terzo grado, il procuratore replica: «Per carità, gli appelli sono previsti e sono sempre possibili capovolgimenti. Tuttavia va sottolineato che si è trattato di procedimento di lunga gestione e tutt’altro che approssimativo o superficiale. Tra l’altro, la fase preliminare è durata oltre un anno, è stata sviscerata in ogni suo aspetto e ciascuna parte ha avuto modo di chiarire il proprio ruolo».

Sui 15 video che secondo i difensori di Foti non sarebbero stati presi in considerazione, aggiunge: «Come si fa ad affermare che non sono stati valutati? Certo in udienza si sono scontrate due scuole di pensiero sulla psicoterapia, ma ritengo che qui esistesse qualcosa di diverso. Ripeto: si è dato voce a tutti, giovedì scorso sono state negate le controrepliche alla difesa di Anghinolfi solo perché quella non era la sede».

Sull’ipotesi di un Angeli & Demoni bis (quando ancora deve iniziare il primo processo ordinario), ventilata da alcuni genitori che ritengono di essere stati danneggiati da alcuni degli imputati, la dottoressa Chiesi è categorica: «Lo escludo. L’inchiesta della Procura di Reggio non è il varco per altre ipotesi investigative. L’impegno profuso è stato massimo, da parte della dottoressa Salvi supportata moralmente dai colleghi dell’area Codice Rosso, ma le forze sono allo stremo. Ricordo che l’inchiesta non è nata da una denuncia bensì da un’intuizione della Procura: difficile replicare se non si interviene nell’immediatezza. Hansel & Gretel operava in tutta Italia e a questo punto forse per altre Procure sarà più facile intervenire, sebbene mi auguro che non si ripetano casi del genere».

Soddisfazione?

«Noi interveniamo sempre dopo e non possiamo gioire», conclude il procuratore reggente, che vuole rimarcare un aspetto: «Nel sistema Bibbiano qualcosa non ha funzionato. Si è parlato molto di abuso d’ufficio, tuttavia il fine ultimo del nostro operato è stato dare una seconda possibilità a bambini e famiglie ascoltando i desiderata dei minori. I bambini sono tornati a casa: questo è il risultato più importante».

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