Progetti esistenziali di vita, Reggio Emilia vara il primo Registro
Il documento con i desiderata dei disabili sarà depositato allo Stato Civile Non avrà valore di legge ma sarà vincolante per il futuro di un migliaio di cittadini
REGGIO EMILIA. Consentire alle persone fragili e con disabilità, anche gravi, di poter esprimere i loro desideri, aspirazioni e volontà, ma è forse più corretto definirli diritti e fissarli in un atto amministrativo che sia vincolante e impegnativo per le famiglie e per i tutori e gli amministratori di sostegno, nonché per gli operatori sociosanitari. È questo l’obiettivo finale del Registro dei progetti esistenziali di vita. Un documento che da oggi i cittadini residenti nel comune capoluogo possono redigere e depositare all’Ufficio di Stato Civile.
Si tratta della prima esperienza in Italia con Reggio Emilia che fa da apripista, come avvenuto in altre occasioni sul tema dei dritti civili. Un atto che se oggi, in assenza di una legge nazionale, non ha valore legale, diventa però una dichiarazione di cui moralmente dover tener conto. La creazione di un Registro che raccoglie volontà, desideri, aspirazioni e i bisogni della persona disabile diventa una sorta di “testamento in vita” che sarà ancora più importante nel momento in cui a queste persone venga a mancare il sostegno della famiglia. Una possibilità che riguarda ben oltre il migliaio di persone con disabilità in carico ai servizi sociali del Comune, sebbene sia aperta a tutti.
Il Registro dei Progetti esistenziali di vita è stato presentato ieri mattina dagli assessori Annalisa Rabitti e Daniele Marchi, dalla presidente della Commissione comunale per il Registro dei progetti di vita Letizia Davoli, Barbara Bonini dell’Asl di Reggio, dalla presidente della Fondazione Durante e dopo di noi Innocenza Grillone e dal giurista professor Paolo Cendon. Proprio quest’ultimo collegato da remoto ha sottolineato come Reggio «si sia confermata città rivoluzionaria e disinibita nell’aprire questa strada». La possibilità di registrare il “Progetto esistenziale di vita” arriva dopo la nomina della Commissione composta da tre membri: l’avvocata Letizia Davoli, la psicologa Giuseppina Fagandini e Daniela Casi, che avranno il compito di esaminare i progetti assicurando che emerga la reale volontà del soggetto.
È necessario che la persona interessata sia residente a Reggio, abbia compiuto diciotto anni e risulti affetta da disabilità ai sensi della legge 104/1992. A sollecitare l’iscrizione può essere lo stesso soggetto oppure un familiare o altra persona legittimata a rappresentare l’interessato. Una volta presentato, il Progetto di vita sarà esaminato dalla Commissione e custodito l’Anagrafe. Il documento potrà essere aggiornato e modificato nel corso della vita. Per aiutare le persone nella stesura del Progetto di Vita sono previsti gli “accompagnatori alla procedura”, persone nominate dalla Commissione che guidano e supportano l’interessato o il richiedente e la sua famiglia nella redazione del documento. La richiesta di redigere un progetto di vita va inviata all’Ufficio di Stato Civile del Comune di Reggio Emilia (statocivile@comune.re.it).
Se il sindaco ha commentato che «questa opportunità innovativa ci pare un bel segnale da mandare al resto d’Italia», è toccato ad Annalisa Rabitti sottolineare che «il progetto raccoglie quelle “cose” semplici, ma importanti nella vita quotidiana, che per molti sono scontate, ma non lo sono per le persone con disabilità grave». Per l’assessore Marchi «la novità dell’approccio è che la persona, soprattutto se fragile, viene avvicinata e presa in carico nella sua totalità e non come utente di un certo numero singoli servizi. Un percorso che richiede che lo stesso welfare e i servizi socioassistenziali siano ripensati mettendo al centro la persona».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
