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Gessi, il processo entra nel vivo «Venduti a soli 15 centesimi»

Elisa Pederzoli
Gessi, il processo entra nel vivo «Venduti a soli 15 centesimi»

È il prezzo alla tonnellata sottolineato in aula dal maresciallo dei forestali «Mentre la Valli ne spendeva almeno 37 per produrli». La difesa all’attacco

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Elisa Pederzoli

FABBRICO. A quattro anni dal sequestro nei capannoni della Righetta, dove erano stipate 15mila tonnellate di gessi di defecazione, fertilizzanti ritenuti dall’indagine dei carabinieri forestali contaminati da sostanze pericolose, ieri è finalmente entrato nel vivo il processo davanti al giudice Matteo Gambarati.

Alla sbarra c’è l’amministratore unico della Valli Spa – la ditta di Brescia che produce il fertilizzante che deriva dai rifiuti dei depuratori – Piergiorgio Penaccini, classe 1962, difeso dall’avvocato Fulvio Orlando. È accusato di gestione non autorizzata attraverso uno stoccaggio non autorizzato di rifiuti, smaltimento illecito e molestie olfattive. L’accusa è rappresentata dal pm Maria Rita Pantani.

Il primo teste chiamato a deporre ieri pomeriggio è stato Fabio Gangemi, maresciallo comandante del Nipaaf dei carabinieri forestali di Reggio Emilia, che ha guidato le indagini. Una testimonianza incalzata lungamente dalle domande di accusa e difesa: fa capire ancora una volta come il contraddittorio verterà su una differente interpretazione della normativa, almeno da parte della difesa, e su cosa quindi possa definirsi fertilizzante e dunque idoneo al suo utilizzo. Gangemi, tra le altre cose, ha sottolineato uno degli aspetti controversi della vicenda. Ovvero, il costo dei gessi proposti agli agricoltori della Bassa: 10 centesimi a tonnellata, così come documentato dalle fatture. Mentre il carabiniere forestale ha sottolineato come solo per l’affitto del capannone della Righetta (55mila euro), i costi di trasporto da Lonato (Brescia) a Fabbrico, e da lì nei campi, nonché il costo dell’acido solforico necessario alla produzione, escludendo altri costi fissi come la manodopera, il costo sostenuto dalla Valli è stato di almeno 37 euro a tonnellata. E dunque, per il quantitativo sequestrato nei capannoni, l’azienda bresciana avrebbe speso qualcosa come almeno oltre 500mila euro, per incassarne dagli agricoltori poco più che 1.500 euro. Cifre che convincono gli investigatori che non c’è un mercato.

Non la pensa così la difesa, che ha evidenziato come si possa ritenere che un mercato esista, anche se la merce la regali.

È solo uno dei punti di quella che fin da subito si è presentata come una dura battaglia tra le parti, che negli anni scorsi è stata già caratterizzata da numerosi corsi e contro-ricorsi amministrativi presentati dalla Valli, e persi, anche per quanto riguarda le opere di bonifica a Fabbrico. E la difesa ha chiesto di sentire anche cinque periti di parte, per tentare di contrastare la ricostruzione della procura, ma per ora è arrivato il no del giudice. La lista dei testi è lunga. L’udienza è stata rinviata al 14 gennaio.

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