Furti di materiale all'Rcf Spa, la manager: «Un fatto increscioso»
La ditta leader nel suono che targherà l’Arena Campovolo: «Grave danno di immagine, ci costituiremo parte civile»
REGGIO EMILIA. «Un fatto increscioso. I furti nelle aziende sono un problema comune, purtroppo. Cercheremo di attivare tutte le misure necessarie affinché l’accaduto non si ripeta». Così Gioia Molinari, il direttore marketing e comunicazione di Rcf Spa, ha commentato l’operazione dei carabinieri. Dall’esito clamoroso poiché Rcf – che in questa vicenda è parte offesa – è una delle imprese storiche più in vista: il suo nome è legato alla futura Arena del Campovolo. Rcf (fatturato annuo pre-Covid 100 milioni di euro) è leader nell’audio professionale e, se il marchio è celebre per concerti evento (Ligabue, in passato Vasco Rossi e Claudio Baglioni), l’azienda di via Raffaello a Mancasale è operativa in ospedali, aeroporti e stadi (di Torino, Borussia-Dortmund e Baku per le Olimpiadi). Proprio nel 2019 Rcf ha festeggiato i 70 anni con l’esibizione di Andrea Bocelli a Venezia.
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«È stato il mercato a informarci che qualcosa non andava: abbiamo ricevuto diverse segnalazioni, da parte di clienti e distributori, e abbiamo avvisato le forze dell’ordine – ha proseguito Molinari –. Da quel momento è partita l’indagine, della quale non abbiamo saputo più nulla fino ad oggi. Ci tengo a precisare che gli ammanchi non sono avvenuti solo in azienda, dove le verifiche sono puntuali, bensì nella rete distributiva».
Molinari non nasconde l’amarezza soprattutto nei confronti del dipendente infedele Antonio Belsino: un insospettabile. Belsino ha lavorato in Rcf (fino a qualche mese fa) per oltre quindici anni. Nell’ultimo periodo era addetto al ricevimento merci, in precedenza al magazzino.
«Non commento le singole posizioni – ha dichiarato Molinari –. Ci fidiamo dei nostri dipendenti e continueremo a farlo: non vorrei che il comportamento di una persona finita sulla cattiva strada getti discredito sui 300 addetti che agiscono con serietà».
La circolazione di prodotti che venivano spacciati per quelli di fascia medio-alta (secondo il posizionamento di Rcf) ha danneggiato l’azienda. «Sì il danno d’immagine è sostanzioso. Ci siamo affidati a un legale, l’avvocato Marco Ferretti. In un futuro processo ci costituiremo senz’altro parte civile per ottenere un parziale ristoro».
Sugli acquirenti, perlomeno incauti, che avrebbero dovuto sospettare di un prodotto di qualità ad un prezzo stracciato, la manager ha proseguito: «Ricerca e sviluppo, controllo della qualità e rispetto delle regole sono da sempre i nostri fari. Dedichiamo particolare attenzione ai test di collaudo ed è ovvio che questo ha un costo. È altrettanto ovvio che chi ha comprato (agevolato dall’online, che ha colpito tutti i settori) avrebbe dovuto porsi delle domande. Da sottolineare che Rcf non vende direttamente al pubblico, bensì attraverso la rete distributiva in Italia e all’estero. Perciò colgo l’occasione per rivolgere un appello ai consumatori: seguite sempre i canali ufficiali e, se vi imbattete in prodotti sospetti, segnalate. Abbiamo l’e-mail, i rappresentanti, i social network: qualsiasi modalità sarà apprezzata, così come abbiamo apprezzato le provvidenziali segnalazioni di due anni fa». Am. P.
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