Reggio Emilia: rubavano materiale audio alla Rcf, 15 tra dipendenti ed ex indagati
Questa mattina i carabinieri hanno applicato otto misure restrittive. La merce rubata vale mezzo milione di euro
REGGIO EMILIA. Rubavano materiale dalla ditta in cui lavoravano ed avevano creato una vera e propria organizzazione criminale per rivendere la refurtiva.
I carabinieri di Reggio hanno indagato 15 persone, tra dipendenti ed ex lavoratori di un’azienda leader nel mercato dell’audio professionale, la Rcf. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione per delinquere, appropriazione indebita, furto, ricettazione, impiego di beni di provenienza illecita, autoriciclaggio e favoreggiamento.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40931335:Video:https://video.gazzettadireggio.gelocal.it/locale/furti-alla-rcf-il-video-che-incastra-uno-dei-ladri/136767/137336]]
Il Gip del tribunale reggiano ha emesso otto misure cautelari, che sono state applicate oggi, alcune anche fuori Reggio, nelle province di Lodi e Napoli.
Il valore della refurtiva si stima ammonti a mezzo milione di euro.
Nel corso dell'operazione di questa mattina 3 persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari (di cui un cittadino di nazionalità albanese), 4 persone al divieto di dimora nella provincia di Reggio Emilia e una persona all'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Nell'ambito delle indagini e dell’odierna esecuzione sono state eseguite perquisizioni personali e domiciliari nei confronti degli indagati, nel corso delle quali sono stati sequestrati ingente materiale audio riconducibile all'azienda, documentazione probatoria, denaro contante per complessivi 60.000 euro e orologi di pregio ritenuti provento degli illeciti profitti.
Gli indagati aveva una fitta rete di relazioni, che gli avrebbe consentito, dopo la consumazione dei furti di collocare i prodotti su mercati paralleli, non solo in ambito nazionale, ma anche oltre confine, in particolare l’Albania. Alcuni degli indagati, grazie alla competenze professionali acquisite nell’azienda, riuscivano autonomamente a riprodurre in proprio vari prodotti finiti, prevalentemente diffusori, che dopo aver collaudato rudimentalmente, piazzavano sul mercato, a prezzi evidentemente concorrenziali, realizzando ulteriori guadagni illeciti.
Per rivendere i prodotti i dipendenti e gli ex dipendenti utilizzavano soprattutto canali on line, con particolare riferimento ai siti web specializzati nella vendita di materiale elettroacustico. Inoltre la merce veniva anche piazzata in attività commerciali compiacenti, con le quali spartivano i guadagni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
