Gazzetta di Reggio

Reggio

il movente: l’avidità 

I capi: grazie agli extra potevano permettersi auto di lusso e gioco

Am.P.

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reggio emilia. Uno girava su auto e moto di lusso, l’altro aveva il vizio delle scommesse. Questo il ritratto che emerge dalle carte su quelli che vengono ritenuti i capi dell’organizzazione: Antonio Belsino e Vincenzo Petrone, finiti agli arresti domiciliari poiché per entrambi, secondo il Gip Luca Ramponi, «il pericolo di reiterazione dei reati deve ritenersi attuale», in considerazione del fatto che «hanno realizzato plurime sottrazioni ammontanti a diverse decine di migliaia di euro».

Furti che sono proseguiti in attuazione del programma criminoso illecito con «profitti cospicui conseguiti dagli indagati che hanno loro consentito un tenore di vita molto più elevato rispetto a quello prospettabile con i redditi leciti delle rispettive attività lavorative». Insomma hanno agito «per pura avidità». Prova ne è il fatto che alcuni indagati (Timpani e la compagna Liperoti) addirittura si sono dimessi «adducendo al proprio datore di lavoro di non guadagnare un salario adeguato».

L’incensurato Petrone, attualmente dipendente dell’Università della Campania, «risulta aver avuto un ruolo preminente e direttivo» nel sodalizio. Dalla messaggistica è emerso che il dipendente abbia iniziato gli “affari extra” addirittura nel 2015. Affari che devono aver ben fruttato visto che «è proprietario di due abitazioni a Reggio e intestatario di diverse vetture e moto di lusso (tra le quali una Bmw X5 e una moto Aprilia) sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati».

Il medesimo profilo calza a Belsino, che ha «un tenore di vita notevolmente superiore ai redditi dichiarati». Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, «pare che abbia la passione per il gioco d’azzardo, essendo più volte sentito mentre si recava in sale scommesse».

Am.P.

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