Il corpo di Ilenia e la lunga scia di sangue In aula le immagini strazianti dell’omicidio
Ricostruite le fasi dell’uccisione della 46enne: il marito è accusato di essere il mandante, reo confesso il reggiano Barbieri
REGGIO EMILIA. Ilenia, ormai priva di vita, distesa a terra. Sul collo le tracce del tentativo di strangolamento e un profondo taglio alla gola, in una pozza di sangue. È la scena trovata dalla Scientifica la mattina del 6 febbraio scorso al civico 4 di via Corbara a Faenza, dove è avvenuto il terribile omicidio di Ilenia Fabbri. Le immagini sono state mostrate in aula durante il processo e il presidente della Corte d’assise Michele Leoni ha chiesto a fotografi e cameraman di sospendere temporaneamente le riprese.
«Per umana pietas», ha spiegato. All’udienza era presente anche la 21enne Arianna, figlia della vittima. Il padre e marito della vittima, Claudio Nanni, meccanico faentino 55enne, è accusato di essere il mandante del delitto. A pochi passi da colui che è accusato di aver pianificato il delitto, c’è il 53enne reggiano Pierluigi Barbieri, sicario reo confesso dell’omicidio. Quella descritta dai testimoni in aula è la scena di un omicidio straziante. Quattro i rilievi in particolare descritti dal sostituto commissario, Andrea Linguerri, e dl collega della Scientifica di Bologna, Alessandro Stradiotti: la cucina della tavernetta, dove è stato ritrovato il cadavere, e i due piani superiori, fino alla camera matrimoniale, dove ci sarebbe stato un primo tentativo di uccidere Ilenia. E dove Barbieri è entrato dopo essersi introdotto nell’abitazione con le chiavi fornite da Nanni. Materasso, cuscini e lenzuola sono fuori posto e per terra c’è la chiave della stanza. C’è del sangue, che prosegue verso il piano inferiore, nel soggiorno, dove il killer è riuscito a prendere il sopravvento. Altre chiazze anche nel pianerottolo. E poi il trascinamento del corpo al seminterrato. L’assassino non ha lasciato tracce, anche perché dopo l’arresto ha ammesso di avere indossato guanti, calzamaglia e calzari. E sulla porta della vittima ci sono solo le impronte della figlia della vittima Arianna e di Stefano Tabanelli. In aula, Arianna e il fidanzato della vittima sono seduti vicino ai difensori con i quali si sono costituiti parte civile, gli avvocati Veronica Valeriani e Massimiliano Starni. Ma non viene descritta solo la scena dell’omicidio. Vengono infatti fatti vedere ai giudici (accanto al presidente la collega Antonella Guidomei e la giuria popolare) anche quei reperti che Barbieri, interrogato il 17 marzo scorso, ha fatto ritrovare agli agenti della Mobile, che hanno condotto le indagini coordinati dal sostituto procuratore Angela Scorza: la mazza in teflon gettata dalla corsia nord dell’A14, in una scarpata all’altezza del cavalcavia 51 tra Imola e Faenza. E poi: il trolley alto 80 centimetri con dentro una vanga, e le taniche d’acido rinvenute nel magazzino dell’autofficina di Nanni, in via Forlivese. Oggetti che secondo l’accusa sono la prova di altri due precedenti tentativi di uccidere la 46enne: due tentativi non riusciti e messi in atto tra settembre e ottobre 2020. Infine la buca di 40x103 centimetri scavata sotto il ponte della ferrovia vicino al Lamone. Una buca dove occultare il corpo di Ilenia, rinchiuso dentro una valigia, in modo che si perdesse ogni sua traccia.
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