Gazzetta di Reggio

Reggio

la difesa degli arabia 

«Niente denaro né armi Contro la teste chiave querela per calunnia»

Am.P.

2 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia. «Nelle abitazioni dei miei assistiti, a parte qualche documento, non è stato trovato né denaro, né armi, né droga: nulla. Nonostante uno spiegamento di uomini e mezzi fuori misura». L’avvocato Davide Martinelli, difensore di Nicola e Giuseppe Arabia nonché di un terzo indagato (un prestanome campano di 59 anni), ha commentato così il quadro indiziario prospettato da Finanza e Arma, negato con forza dagli interessati.

«Gli inquirenti cercavano cifre importanti in contanti: si sono trovati davanti Nicola, che nel Reggiano paga l’affitto e non ha certo la disponibilità di denaro prospettata – ha dichiarato il legale – Sottolineo che, almeno per quanto riguarda le attività del maggiore, si tratta di aziende con un fatturato da 150mila euro all’anno: piuttosto basso. Sulle tre attività, tra l’altro, una sola è stata aperta ed è rimasta vuota per il semplice fatto che in seguito lui è stato arrestato».

La difesa ha respinto l’ipotesi di cartieraggio, cioè di ditte scatole vuote esistenti sulla carta, che vengono registrate unicamente per emettere fatture false. «I miei assistiti si dichiarano estranei ai fatti. Le società sono reali, operanti e produttive; contano dipendenti e collaboratori che sono stati messi in difficoltà poiché non possono lavorare, come gli Arabia (che non hanno certo un tenore di vita elevato) hanno sempre fatto».

La nuova inchiesta nasce da una costola della prima e da ulteriori dichiarazioni spontanee di una ex socia estromessa diventata testimone chiave e principale accusatrice. Su questo aspetto l’avvocato Martinelli ha rimarcato: «Il sequestro dell’intera documentazione ha di fatto bloccato le attività produttive sulla base delle dichiarazioni rese da una testimone a nostro avviso di scarsa affidabilità, poiché mossa da un risentimento personale e dal desiderio di rivalsa nei confronti degli Arabia».

Questi ultimi sono stati ritenuti dalla Procura, nel luglio scorso, «di notevole caratura criminale» per parentele e frequentazioni che indicherebbero «rapporti stretti con la ’ndrangheta». Ma gli Arabia non sono inseriti, a detta del legale il legale, in un contesto di criminalità organizzata. «Non agiscono per conto di terzi».

Sulla testimone chiave che ha avviato l’ingranaggio degli accertamenti incrociati, ha concluso il difensore Martinelli, «ci riserviamo di sporgere querela per calunnia poiché quanto da lei raccontato non trova riscontro nella realtà». Am.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google