Tentato omicidio, l’accusato è latitante da 3 mesi
Da agosto non si sa più nulla del 46enne Paolo Cagni, che tentò di soffocare la moglie con un cuscino. In gennaio il processo
bibbiano. Dalla notte fra il 18 e il 19 agosto non si sa più nulla di Paolo Cagni, 46 anni, evaso dagli arresti domiciliari e che sembra scomparso nel nulla.
Una volta scoperta la fuga, in quelle ore le ricerche dei carabinieri con i cani molecolari avevano trovato tracce di Cagni fino alla stazione ferroviaria, poi il vuoto. Su di lui pesa il grave episodio per cui si trovava ai domiciliari: aveva tentato di soffocare la moglie con un cuscino nel loro letto. Era stato il figlio minorenne della coppia a fermarlo e a evitare il peggio. Tutto era accaduto nel gennaio del 2020. La moglie e il figlio erano stati allontanati, ospitati in una struttura protetta; lui arrestato e poi messo ai domiciliari. Fra due mesi riprenderà il processo in cui il 46enne – difeso dagli avvocati Vainer Burani e Nicola Tria – è accusato di tentato omicidio (con le aggravanti di aver commesso il fatto nei confronti del coniuge, in situazione di minorata difesa) e lesioni gravi (refertati 22 giorni di prognosi per la donna, a causa di un pugno allo zigomo). E se non cambieranno le cose, l’imputato è formalmente latitante. L’ex moglie si è costituita parte civile tramite l’avvocato Alessandro Magnani.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri – coordinati nell’indagine dal pm Marco Marano – erano circa le 4 quando l’uomo entrava nella camera da letto dove la donna stava dormendo, in posizione supina per la presenza di un tutore sul naso. Prima la colpiva con un pugno sul naso, quindi le metteva sulla faccia il cuscino. Attimi concitati, nei quali la donna riusciva a girare la testa e a prendere fiato. Ma tutto il frastuono provocato da quel corpo a corpo aveva svegliato anche il figlio della coppia che si precipitava nella stanza da letto. Quando il genitore ha sentito la voce del figlio che gli chiedeva cosa stesse facendo, è ritornato alla ragione. Liberava la moglie che poteva così allontanarsi. A quel punto, venivano chiamati i carabinieri.
T.S.
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