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La madre cercava Juana disperatamente Ma il telefono delle vittima vibrava a vuoto

E.Spa.
La madre cercava Juana disperatamente Ma il telefono delle vittima vibrava a vuoto

La 34enne lascia un bimbo di due anni. A lanciare l’allarme una badante. I residenti: «Qui mai successo nulla di così grave»

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REGGIO EMILIA. Il telefono della figlia vibrava a vuoto. La madre, con la quale Juana Cecilia viveva in via Melato insieme al figlio di soli due anni, la cercava disperatamente, dopo non averla vista rientrare. La figlia in realtà era già stata tragicamente uccisa da ore, ammazzata a coltellate dal suo ex compagno, Mirko Genco, che aveva frequentato per circa sei mesi e con il quale aveva convissuto un mesetto.

Una convivenza che non era affatto piaciuta alla madre della vittima, che più volte aveva messo in guardia Juana Cecilia dai pericoli di un uomo che la 34enne aveva già denunciato. E che, fra l’1 e le 2 della notte fra venerdì e sabato, si è spinto fino all’omicidio.

Sono state proprio le telefonate della madre sul cellulare della vittima a far scattare l’allarme, destando l’attenzione di una badante brasiliana che abita al civico 14 di via Patti, in un condominio che confina con il parco della Polveriere, dove è avvenuto l’omicidio. È lei che è scesa nel cortile del condominio, notando il cadavere. Già dal mattino presto, in realtà, una ragazzina che vive nei paraggi, mentre attraversava il parco per raggiungere l’autobus che la conduceva a scuola, aveva notato un corpo riverso fra le foglie cadute a terra in mezzo agli alberi, mandando un messaggio vocale alla madre, che tuttavia lo ha ascoltato soltanto qualche ora dopo.

Un dettaglio raccontato successivamente ai carabinieri, accorsi subito sul posto per le indagini, dopo essere stati allertati da un condomino del civico 14, verso le 9.30, alla quale la badante brasiliana ha chiesto aiuto. È a quell’ora che il cadavere di Juana Cecilia Hazana Loayza è stato trovato privo di vita, sgozzato con un coltello da cucina recuperato dai carabinieri. L’arma era vicino al cadavere ed era stato prelevato dal 24enne Genco nella stessa abitazione della vittima. Almeno un fendente è arrivato alla gola, ma sarà l’autopsia a fare luce sulla dinamica e sui tempi esatti del decesso. Il giovane è stato subito rintracciato e condotto in caserma, dove è crollato dopo quattro ore di interrogatorio e ha confessato il delitto.

Un femminicidio che ha sconvolto un quartiere solitamente tranquillo, come raccontano i residenti, avvenuto in un parco dove – sopratutto di notte – non mancano tuttavia presenze considerate poco raccomandabili, ma dove non si era mai verificato un omicidio così cruento.

«C’è un brutto giro, soprattto di notte», raccontano quanti, alla spicciolata, si recano nelle vicinanze del parco, allungando con pudore lo sguardo nell’area circondata dal nastro predisposto dai carabinieri attorno alla scena del crimine. «La zona è piuttosto tranquilla – conferma Sandro Crovetti, storico dirigente del basket italiano, che abita da quelle parti – il parco non è molto frequentato, a volte si può vedere qualcuno che si sospetta possa essere in situazioni di spaccio. C’è vicino la Polveriera che di solito è molto frequentata, ci sono abitazioni e come cittadino di questa zona di fronte a una situazione così grave sono piuttosto stupito. Un omicidio è una cosa che non si era mai vista. Tutte queste donne uccise in questo periodo... è una cosa inaccettabile e assurda».

E.Spa.

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