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Sgozzata di notte al parco della Polveriera Fermato l’ex compagno, confessa il delitto

Evaristo Sparvieri
Sgozzata di notte al parco della Polveriera Fermato l’ex compagno, confessa il delitto

La peruviana Juana Cecilia Hazana Loayza aveva denunciato lo stalker: l’ha raggiunta in taxi da Parma per ammazzarla

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. Prima l’ha aggredita e ha tentato di strangolarla. Poi l’ha accoltellata. La ferita mortale è stata inferta alla gola, con un coltello ritrovato sul luogo del delitto, subito sequestrato dai carabinieri. È morta così la 34enne peruviana Juana Cecilia Hazana Loayza, operatrice socio sanitaria nella cooperativa sociale La Carezza di Scandiano. La vittima, nata a Lima, era da tempo residente a Reggio, dove viveva con la madre e il figlio di due anni, avuto da un precedente compagno. La sua casa è in via Melato, a pochi passi dal Nido Arcobaleno e dal parco dell’ex Polveriera, ovvero il luogo dove si è consumato l’omicidio. Per il delitto, è stato ieri fermato l’ex compagno della donna, Mirko Genco, 24enne rappresentante di commercio di Parma, individuato subito dai carabinieri e condotto in caserma, dove è stato sottoposto a un lungo interrogatorio, alla presenza della pm Maria Rita Pantani, ammettendo le proprie responsabilità. Il 24enne ha confessato il delitto, assistito dall’avvocatessa Alessandra Bonini. La vittima – che ha frequentato Genco per sei mesi e ci aveva convissuto per un mesetto – in passato lo aveva denunciato per atti persecutori: il 24enne era stato arrestato il 5 settembre. Il giorno successivo era stato scarcerato e sottoposto a divieto di avvicinamento, per poi essere di nuovo arrestato il 10 settembre per violazione del divieto, violazione di domicilio e minacce aggravate. Reati per i quali era finito ai domiciliari fino al 3 novembre, quando ha patteggiato, legando due anni di reclusione a un percorso di recupero in un centro Ausl di Parma, evitando il carcere. Il corpo della donna è stato trovato ieri, fra le 9 e le 10, in mezzo a due alberi del parco: un’area verde in via Patti, laterale di viale Terrachini. È una stradina chiusa, circondata da case e da altre piccole laterali, che termina proprio nel parco. Da una delle piccole laterali si arriva alla casa della vittima, ovvero dove si erano verificati anche gli episodi denunciati: una casa al terzo piano di un vasto condominio che risbuca su via Melato, di fronte alla piscina. A lanciare l’allarme è stato un residente di un condominio di via Patti 14, allertato da un’altra condomina, una badante brasiliana. Quest’ultima dall’appartamento in cui abita ha sentito vibrare insistentemente un cellulare. Era la madre della vittima, che cercava invano di mettersi disperatamente in contatto con la figlia. In un primo momento, la badante ha pensato fosse il cellulare di un vicino, salvo poi ricordarsi che in quel momento non erano in casa. Ha continuato a sentire la vibrazione, decidendo così di scendere nel cortile, separato dal parco da una rete metallica. È lì che si accorta che, fra le foglie gialle cadute, c’era il corpo di una donna, riverso pancia a terra, con le gambe incrociate: una ragazza con lunghi capelli neri che le coprivano il viso, vestita di chiaro, con un blazer e una gonna. Tutto intorno, schizzi di sangue. La badante ha capito di trovarsi di fronte a un delitto, allertando l’altro condomino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, con i colleghi del reparto scientifico, la pm Pantani e il medico legale. Gli inquirenti hanno repertato ogni dettaglio, mettendosi già dalla mattina sulle tracce del 24enne. Una volta localizzato, il giovane non ha fatto resistenza. Secondo una prima ricostruzione, la notte precedente aveva visto sui social foto della sua ex all’Hot Chili, locale messicano del centro, decidendo di raggiungerla in taxi da Parma e offrendosi di accompagnarla a casa. Fra l’1 e le 2 di notte, l’omicidio. Tre sarebbero i colpi inferti, uno alla spalla e due alla gola. Ma sarà l’autopsia a stabilire nel dettaglio le cause del decesso. Per uccidere Juana, Genco le ha preso le chiavi dalla borsa ed è andato in casa sua, rubando un coltello da cucina, l’arma del delitto. Il mattino dopo si è recato a lavoro. È stato individuato mentre vendeva utenze domestiche. Poche ore dopo, l’ammissione del delitto.

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