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«Il Codice Rosso tutela le donne? Purtroppo è vero solo in parte»

Am.P.
Alessandra Bonini
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Alessandra Bonini

L’avvocato Alessandra Bonini ha difeso Mirko Genco nelle vicissitudini legali fino al patteggiamento del 3 novembre che gli ha restituito la libertà 

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REGGIO EMILIA. «Aver assistito a un interrogatorio del genere francamente lascia amarezza e sbigottimento. Ci si interroga su quello che la mente umana può fare». Così l’avvocato difensore di Mirko Genco, il 24enne ora nel carcere della Pulce, ha commentato il racconto dell’omicida reo confesso. Una confessione immediata, ma che per essere legale ha necessitato della presenza dell’avvocato.

Lo stesso legale che ha assistito il 24enne nelle precedenti vicissitudini per stalking nei confronti della vittima: il 5 settembre, quando il giudice ha applicato a Genco il divieto di avvicinamento a Juana e il divieto di comunicare con lei; il 10 settembre, quando Genco ha infranto le disposizioni minacciando in casa la giovane con un coltello da cucina e la conseguente misura cautelare in carcere per stalking, violazione del divieto di avvicinamento, violazione di domicilio e minacce aggravate; fino al 3 novembre, quando il difensore ha concordato un patteggiamento a due anni (pena sospesa) subordinato al percorso di recupero, restituendo la piena libertà di movimento all’uomo.

Sulle polemiche che ora, con il senno del poi, si stanno levando su quella che è stata la classica tragedia annunciata, l’avvocato Bonini ha riflettuto: «Certo, con il patteggiamento il mio assistito è tornato libero. Una prassi, a meno che il giudice non ravvisi elementi di pericolosità sociale. Non è stato questo il caso, perché Genco aveva già avviato un percorso con il Centro antiviolenza di Parma, svolgendo due incontri con lo psicologo: la sentenza era subordinata a questa condizione e lui è stato ligio».

Tutto normale quindi? «Purtroppo la legge prevede il patteggiamento con pena sospesa. Qui l’inghippo è consistito nel concedergli una pena inferiore ai due anni; se il patteggiamento fosse stato a tre anni la misura sarebbe rimasta. Purtroppo l’opinione comune è che il Codice Rosso tuteli le donne, ma è vero solo in parte. A mio avviso il punto è che il nostro sistema prevede numerosi benefici per chi viene condannato e tutti possono usufruirne». Il legale lo aveva redarguito più volte di stare alla larga dalla giovane: «Parole al vento».

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