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L'assassino: «Sesso nel parco prima di ucciderla, lei era consenziente»

Femminicidio di via Patti: si sospetta la violenza sessuale, solo l’autopsia su Juana Cecilia potrà chiarire questo inquietante particolare emerso nel corso dell’interrogatorio del reo confesso Mirko Genco 


22 novembre 2021 Ambra Prati


REGGIO EMILIA. Potrebbe essere accusato anche di violenza sessuale Mirko Genco, 24 anni, l’assassino reo confesso che nella notte tra venerdì e sabato scorso ha tagliato la gola a Juana Cecilia Hazana Loyza, mamma 34enne di un bimbo di due anni. Genco, fermato dai carabinieri la mattina seguente, al momento è accusato di omicidio con tre aggravanti contestate: futili motivi, recidiva dello stalking e minorata difesa della vittima.

Durante l’interrogatorio l’omicida ha dichiarato di aver avuto nel parco un rapporto sessuale consenziente con la vittima; poi, dopo essersi ricomposti, è scoppiata la lite. Da notare che si tratta della versione dell’imputato, in una confessione infarcita di tante inesattezze. Gli abiti indossati dalla giovane deceduta sono parsi in ordine: il corpo era prono, con la gonna e i collant al loro posto. Su questo punto, quindi, solo l’autopsia potrà fornire una certezza.



Da un accertamento con il centro Ldv (Liberiamoci dalla violenza) dell’Ausl di Parma è invece emerso che l’omicida ha svolto un solo incontro, preliminare, di quello che doveva essere il suo percorso di recupero, conditio sine qua non per il patteggiamento di due anni che gli ha fatto ottenere la libertà. Dopo il colloquio preliminare avvenuto il 16 ottobre Genco non si è presentato al primo appuntamento, benché avesse telefonato per confermare la sua presenza. Quindi non c’era ancora alcun programma di recupero. Un bluff intenzionale o un atteggiamento altalenante? Di certo un segnale di scarso ravvedimento, che è bastato all’uomo per evitare di far fronte ai suoi impegni e guadagnare tempo.


La convalida del fermo del reo confesso si svolgerà oggi in tribunale. Alle 11.45 Genco non sarà fisicamente presente bensì videocollegato dal carcere della Pulce, dov’è recluso in isolamento; come di prassi per qualsiasi nuovo ingresso, il detenuto deve osservare la quarantena causa Covid.

Sulla carta il passaggio davanti al Gip Silvia Guareschi avrà un esito scontato. Il 24enne ha ammesso la sua responsabilità, ripercorrendo passo per passo quella notte: dalla partenza da Parma in taxi alle 22 perché aveva visto una foto su Instagram di Cecilia intenta all’aperitivo con amici in un locale alla camminata per riaccompagnarla a casa, dalla frase di lei che avrebbe scatenato la furia («se non ti comporti bene chiamo la polizia») al colpo che l’ha fatta cadere, seguito dal tentativo di strangolamento. L’omicida ha preso le chiavi dalla borsetta e si è recato a casa di lei (dove dormivano il bimbo e la nonna) per prendere il coltello dalla cucina e tornare a finirla.

Nella seduta odierna l’avvocato difensore Alessandra Bonini non chiederà una misura alternativa alla detenzione poiché difficilmente sarebbe accolta. Il difensore non intende nemmeno nominare un perito di parte nel conferimento dell’incarico alla Medicina legale di Modena per l’autopsia, che si terrà a ruota dopo la convalida; potrebbero invece nominare un consulente i familiari della vittima. Nella richiesta dell’esame autoptico il pm Maria Rita Pantani porrà al medico legale parecchi quesiti: solo dall’esame potranno arrivare certezze.

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