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La rosa bianca e una lettera per la vittima del delitto

Ambra Prati
La rosa bianca e una lettera per la vittima del delitto

In via Melato il ricordo dei vicini della 34enne e il conforto per la madre e il figlioletto «Il tuo sorriso continuerà a splendere per sempre. Riposa in pace Juana Cecilia»

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REGGIO EMILIA. «Il tuo sorriso continuerà a splendere per sempre. Riposa in pace Juana Cecilia». Questo il messaggio, ai piedi di una rosa bianca, lasciato da una mano pietosa all’ingresso della palazzina di via Melato, dove abitava la vittima. La 34enne risiedeva in quell’appartamento da circa due anni; sul campanello figura il nome di lei e quello del compagno reggiano, padre di suo figlio, che però se n’è andato da tempo. Da mesi in quella palazzina a pochi passi dalla piscina risiedevano solo il bimbo, la giovane mamma di origini peruviane e la nonna, che si era stabilita lì per essere di supporto nella gestione del piccolo.

Accanto alla porta dell’appartamento al terzo piano, ieri vuoto, c’era un foglietto scritto a mano e destinato alla madre della vittima: un messaggio di conforto e di vicinanza, in spagnolo, da parte di una famiglia abitante al piano di sotto.

«Volevamo porgervi le nostre più sentite condoglianze e affetto per quanto accaduto – recita il messaggio – Siamo estremamente addolorati e vi siamo vicini, non ci conosciamo bene ma abbiamo anche noi una figlia e non riusciamo a capire questa situazione. Se mai avrai bisogno in qualsiasi momento della giornata puoi chiamare uno di questi due numeri. Siamo sempre disponibili ad aiutarti qualsiasi cosa tu possa dirci. Un abbraccio».

Nella palazzina tutti sapevano di Mirko Genco, definito quel «balordo» che spesso approfittava dell’entrata di qualche condomino per intrufolarsi all’interno; tanto che l’amministratore condominiale, Flaviano Bedei, aveva avuto il compito di avvisare i residenti di chiudere bene la porta e non aprire agli sconosciuti.

Ieri verso mezzogiorno abbiamo incrociato Bedei. «Mi spiace, ho poco tempo, sono stato convocato in caserma dai carabinieri. L’appartamento è stato affittato da un inquilino, l’ex compagno, che però ci ha abitato pochissimo». L’amministratore è stato ascoltato – insieme a diversi altri testimoni – come persona informata sui fatti proprio sulle troppe intrusioni di quello sconosciuto che non accettava la fine della relazione con la 34enne e che spesso veniva da Parma apposta per pedinarla.

Sullo stesso pianerottolo di Cecilia, una coppia di vicini ha confermato che più di una volta lo stalker si era nascosto nei garage del palazzo. «Trovavamo una quantità di mozziconi di sigaretta e pacchetti vuoti davanti al nostro box: erano le tracce lasciate da quel mentecatto – ha dichiarato il marito – Tanto che mi sono ripromesso: se lo pesco lo meno, ma non è successo. Entrava alle spalle di qualcuno, si appostava per ore (poi si è scoperto anche per giorni) nei garage e faceva la posta a Juana: appena lei usciva o entrava, spesso in bicicletta, saltava fuori e la importunava». I vicini hanno assistito «almeno due volte» all’intervento della polizia di Stato, allertata dalla giovane esasperata di veder spuntare Genco dentro la palazzina. «La sentivamo urlare: “adesso basta! vai via!” L’ultima volta mi sono affacciato e ho chiesto cosa stesse succedendo, gli agenti non hanno risposto e mi hanno detto di rientrare. Sapevamo che lei era perseguitata».

La domanda che sorge spontanea tra i residenti è se questa tragedia poteva essere evitata. «Le autorità avrebbero dovuto fare di più per quella giovane – dicono ora – La vedevamo passare con il passeggino: sempre molto educata, sorrideva e salutava sempre».

Ambra Prati

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