Bonaccini: «Sassuolo e Reggio È tempo di una mobilitazione»
reggio emilia. «Serve un cambiamento profondo, anzitutto culturale. E servono misure più stringenti e reti di protezione più forti. Propongo all’Assemblea legislativa regionale una seduta straordinaria sulla violenza di genere e invito tutti a mobilitarsi». Questo l’appello del presidente della Regione Stefano Bonaccini, al termine della seduta della Giunta regionale riunitasi ieri pomeriggio nella quale è stato affrontato il tema della violenza sulle donne, dopo i fatti drammatici che si sono registrati prima a Sassuolo e poi a Reggio Emilia.
«Apriamo una riflessione ampia che coinvolga tutti: politica e istituzioni, famiglie, scuole, università e centri educativi, parti sociali e luoghi di lavoro, volontariato, associazioni, parrocchie. Chiedere alle donne di avere coraggio e di denunciare non basta se non vengono garantite condizioni di sicurezza e ascolto, sostegno e autonomia», ha dichiarato il governatore.
«Di fronte al susseguirsi di delitti e femminicidi accaduti negli ultimi giorni credo che tocchi alle istituzioni dare il primo segnale forte di assunzione di responsabilità. Per questo, d’accordo con la Giunta e la presidente Petitti, propongo all’Assemblea legislativa regionale di svolgere una seduta straordinaria d’aula sulla violenza di genere e i femminicidi. E chiedo a tutti una mobilitazione straordinaria per togliere il tema dalla cronaca nera e farne una priorità politica. Serve davvero il contributo e il coinvolgimento di tutti, perché il problema ha una dimensione sociale, prima ancora che di devianza individuale. E nessuno può chiamarsi fuori».
Nessun rapporto interpersonale, ha proseguito il presidente della Regione, «può fondarsi sul concetto di proprietà, di controllo. Una donna è solo di se stessa: libera, così come lo è, e lo dovrebbe essere, qualsiasi persona. In questi giorni si sono susseguiti nuovi femminicidi. Donne e non solo: figli, nuclei familiari cancellati. Donne che magari avevano anche denunciato, non trovando però protezione adeguata».
«Non si può chiedere alle donne di avere coraggio e di denunciare senza garantire loro condizioni di sicurezza e ascolto, di sostegno e autonomia. Non si può chiedere loro di uscire allo scoperto e poi lasciarle sole», tra l’altro «dopo due anni di pandemia che hanno acuito lacerazioni sociali e personali, con le donne fra i soggetti maggiormente penalizzati. La violenza contro di loro e il suo contrasto devono diventare una grande questione nazionale: servono leggi più incisive e stringenti, anche per mettere magistratura e forze dell’ordine nelle condizioni di utilizzare strumenti di tutela più efficaci; servono provvedimenti di inclusione; bisogna investire di più su centri anti-violenza e case famiglia, rafforzando la rete territoriale; servono campagne diffuse di sensibilizzazione». Un cambio di passo, con il contributo e il coinvolgimento di tutti».
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