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La donna precaria guadagna a Reggio il 30% in meno rispetto a un uomo

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REGGIO EMILIA. La retribuzione media annua lorda di una donna con contratto di somministrazione a Reggio è inferiore del 29,9% l’anno rispetto a un uomo altrettanto precario.

Retribuzione più bassa, discriminazioni che sfociano nelle molestie e anche ricatti contrattuali. Lavoro in somministrazione non fa rima infatti con diritti, pari opportunità e parità di genere anche a Reggio Emilia, Rimini e Ravenna. A fotografare una situazione «molto preoccupante» è un’indagine affidata dalla Nidil-Cgil e dalle consigliere di pari opportunità delle tre province all’università di Urbino e a Ires Emilia-Romagna. A essere particolarmente vessate sarebbero, guarda caso, le donne. Sugli ex interinali, cui si affida in particolare le metalmeccanica e la grande manifattura in generale, oltre ai servizi, illustra la prima parte della ricerca alla stampa la segretaria generale della Nidil di Rimini, Alessandra Gori, «non c’è letteratura» e le pieghe di regolamenti e leggi nascondono ampie zone grigie. Dall’indagine che ha coinvolto per ora 400 persone, sottolinea, emerge da un lato che «la somministrazione è uno strumento di precarietà delle aziende per avere personale qualificato just time», che «tocca più le donne» e indirizza verso una «flessibilità estrema». Dall’altro lato una grande mole di disparità di trattamento e discriminazioni, sulla retribuzione, sui ritmi di lavoro «più intensi», su mancati rinnovi per maternità, anziani o disabili a carico, sul tempo indeterminato o per permessi di lavori chiesti per sostenere concorsi pubblici. Più nel dettaglio dei dati entra la consigliera provinciale delle pari opportunità Adriana Ventura, che sta seguendo in particolare due casi di molestie su donne, e avverte su nuove tendenze quali il «dress code» richiesto da alcune aziende. Tra le tendenze «sconcertanti» che balzano agli occhi la richiesta a metà delle donne da parte delle agenzie di informazioni sulla condizioni familiari e sulla fertilità; al 42% sulle prospettive di carriera, per gli uomini si scende al 23%; ad oltre l’80% di flessibilità e lavori straordinari, circa il 30% poi dichiara di avere subito violenze, molestie, ricatti o discriminazioni. Dati alla mano, a Reggio si stimano 9.932 lavoratori somministrati, il 39,7% dei quali è donna. C’è stato però un calo registrato del lavoro in somministrazione nel 2020 del 9,2% a Reggio e del 3,3% per le donne. Sul fronte del part-time - spesso involontario - quello femminile raggiunge a Reggio il 40,9% a fronte del 15,2% degli uomini.

Non solo: un contratto di somministrazione «solo raramente porta a un contratto stabile e, nel caso, è più probabile che accada se il lavoratore è maschio.

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