Migliaia di telefonate a caccia del virus Così funziona il tracciamento dell’Ausl
Alla Sanità pubblica spetta il compito di disporre isolamenti e quarantene e di rintracciare i positivi Bedeschi, direttrice del dipartimento: «Oggi ci lavorano 45 medici e operatori, un anno fa erano 160»
Leonardo Grilli
reggio emilia. Se avete contratto il Covid, siete stati messi in quarantena preventiva o avete avuto dei contatti stretti con un positivo le voci che avete sentito al telefono sono le loro. Quelle di medici e operatori sanitari dell’Ausl reggiana incaricati del cosiddetto “contact tracing”, o più semplicemente “tracciamento”: una delle pratiche fondamentali per la gestione e il controllo del Coronavirus.
Da questa sorta di investigatori del Covid e dalle loro telefonate, migliaia ogni giorni tutti i giorni, dipende moltissimo: l’individuazione di potenziali nuovi contagiati, il monitoraggio dei pazienti in isolamento domiciliare, la decisione sulla chiusura di una classe o di una scuola, la quarantena di un intero ambiente di lavoro, l’invio dei dati raccolti alla Regione e l’incrocio delle informazioni per cercare di prevenire un eventuale peggioramento pandemico.
A gestire tutto ciò è il dipartimento di Igiene e sanità pubblica, diretto da Emanuela Bedeschi, attraverso un’organizzazione ormai ben oliata ma che, nei primi mesi più caldi di questa emergenza mondiale, ha dovuto adattarsi a un panorama inedito. Cambiando modo di lavorare, divisioni dei compiti, persino uffici e apparecchiature.
Oggi il tracciamento reggiano funziona in team, una serie di squadre composte da un numero variabile di medici e operatori appositamente formati. Ognuno di questi gruppi ha la responsabilità su un ambito specifico.
«Attualmente sono in totale circa 45 le persone addette al tracciamento e alla gestione dei positivi – spiega la Bedeschi – ma a novembre dello scorso anno siamo arrivati anche a 160. Si tratta principalmente di dipendenti dell’Igiene pubblica e dell’unità di epidemiologia più alcune figure esterne. Si lavora dal lunedì al venerdì dalle 7 del mattino alle 19.30, il sabato fino a metà pomeriggio e la domenica fino circa alle 14. Questo sempre, tutti i giorni anche durante le festività, non ci possiamo fermare mai».
Il Covid non conosce, e non permette, riposo. «Quotidianamente vengono gestite migliaia di telefonate – prosegue la dottoressa – e l’indagine su un singolo covid-positivo può portare via anche 40 minuti o un’ora quando si hanno dei dubbi o molti contatti da rintracciare. Consideri che un operatore esperto in un giorno riesce a fare sette od otto indagini, quando queste sono semplici. Anche se un contagiato non ha incontrato praticamente nessuno nelle ore precedenti, infatti, scattano almeno altre quattro telefonate fra parenti, persone preoccupate, informazioni da dare».
Una parte di questi 45 professionisti, in un numero che vari quotidianamente a seconda dei nuovi contagi, la mattina si occupa di chiamare i positivi con l’obiettivo di concludere le telefonate entro l’ora di pranzo per poi individuare gli altri ambiti che eventualmente devono essere coinvolti.
«Si comincia con il trattare i casi dei minorenni e del personale scolastico – prosegue la spiegazione della Bedeschi – e se necessario viene coinvolto il team scuola», che segue anche l’ambito sportivo. In questa squadra dedicata al tracciamento scolastico, quantomai attuale di questi tempi, lavorano tre medici a tempo pieno oltre ad alcuni amministrativi e operatori sanitari che contattano la scuola, organizzano il primo ciclo di tamponi, chiamano le famiglie e scrivono i comunicati che poi la scuola manderà ai genitori.
Ognuno di questi professionisti, ribadisce la dirigente, «è in grado di prenotare i tamponi, aprire le pratiche per la certificazione di quarantena o di isolamento e utilizzare il sistema informatico che in automatico invia al medico curante e alle persone positive i certificati».
Situazione analoga si verifica con il team dei medici e dei tecnici della Medicina del lavoro: se emergono delle criticità in ditte, fabbriche e ambienti lavorativi contattano i responsabili aziendali e se necessario organizzano delle verifiche. «In questo modo lavoriamo contemporaneamente su diversi settori, avevamo anche un team dedicato alle Cra con gli operatori che lavoravano in contatto con i colleghi che gestivano le strutture per anziani».
Vi è poi un’altra squadra che si occupa di scaricare dal portale regionale chi è rientrato dai viaggi all’estero, di disporre quarantene o tamponi quando è previsto e analizzare le segnalazioni su positivi di ritorno in provincia, mentre un altro team ha il delicato compito di controllare le “chiusure”. Ovvero, in gergo, la fine degli isolamenti o delle quarantene: «Situazioni che si verificano ogni giorno – prosegue la Bedeschi – e, in caso di problemi, è necessario intervenire caso per caso. Infine c’è un enorme gruppo di professionisti, che non fanno parte dei 45 che dicevamo prima, che segue il tracciamento non ha tempo pieno e che si occupa dell’attività di sorveglianza. Ovvero chiama periodicamente i pazienti positivi in isolamento per verificare le loro condizioni o, per esempio, per controllare l’assenza di sintomi alla fine di una quarantena».
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