Gazzetta di Reggio

Reggio

l’indole violenta dell’imputato 

L’ex convivente 19enne descrive nove mesi di botte

Am.P.

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reggio emilia. Due giorni dopo averla conosciuta Mirko Genko si è piazzato a casa sua e per lei – una moldava all’epoca di 19 anni – è iniziato un inferno durato nove mesi. È l’inquietante precedente dell’omicida del parco di via Patti che, secondo quanto emerso, nella vicina Parma aveva già manifestato un’indole violenta, oltre che ossessiva.

Fin dal giorno dell’arresto il 24enne ha ammesso di essere stato denunciato da un’altra donna, ma era rimasto sul vago, aggiungendo di non aver mai ricevuto la notifica di un procedimento nei suoi confronti. Il che è esatto, poiché quella denuncia – per maltrattamenti, non per stalking – non ha avuto un seguito ed è rimasta in un cassetto della Procura di Parma.

La vicenda, acquisita dai carabinieri di Reggio Emilia che hanno interpellato i colleghi parmigiani, è più fosca di quanto abbia raccontato l’interessato.

Secondo quanto raccontato dalla moldava, all’epoca poco più che maggiorenne, nel settembre 2019 aveva conosciuto per caso Genco, che subito si era dichiarato innamoratissimo: tanto che due giorni dopo il giovane ha deciso di traslocare nell’abitazione di lei, riempiendola di messaggi e premure. La ragazza, pur trovando singolare tanto slancio, ha accettato la decisione dell’immediata convivenza, anche perché il compagno la riempiva di attenzioni. Attenzioni che ben presto si sono rivelate morbose. Dopo nemmeno un mese, sempre secondo il racconto della 19enne, Genco ha iniziato a manifestare un atteggiamento possessivo: le ha cambiato il Pin del cellulare, le ha vietato di vedere le amiche e gli amici, le ha bloccato Facebook e gli altri social.

Quando l’isolamento sociale e la sudditanza psicologica messi in atto dall’uomo sono stati completati, secondo la ragazza è iniziata un’altra fase: quella delle botte. È a questo punto che Genco ha rivelato la sua doppia natura: scoppi d’ira improvvisi, per i motivi più banali, che si concludevano spesso con percosse e con minacce di qualcosa di peggio se lei avesse osato recarsi al pronto soccorso per farsi medicare. Tanto che la ragazza ha subìto per mesi in silenzio, sia per paura sia perché subito dopo queste ire funeste Genco ritornava calmo e premuroso.

Un incubo durato mesi, per la 19enne, che ne è uscita grazie a una persona conosciuta nella primavera del 2020: una persona che, avendo appreso di quello strano ménage, l’ha indotta a uscire da una logica perversa, a ragionare sul fatto che non poteva continuare così, a chiedere aiuto per tagliare i ponti con quel convivente che le stava rovinando l’esistenza.

A maggio 2020 la 19enne si è presentata dai carabinieri e ha abbandonato il tetto del terrore; tramite il supporto di un centro antiviolenza è stata collocata in una struttura protetta. Si può immaginare che cosa abbia provato la giovane nell’apprendere la triste sorte di Cecilia, meno fortunata di lei.

Am.P.

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