Il capo dell’Interforze «Giovanardi mi chiamò a favore dei Bianchini»
Nel processo sulle white list in corso a Modena ha deposto Cono Incognito, il capo del Gruppo interforze ricostruzione Emilia-Romagna. Il poliziotto ha guidato il coordinamento che ha fatto il proprio debutto ad agosto 2012, pochi mesi dopo il sisma, con il chiaro intento di prevenire infiltrazioni malavitose nella ricostruzione. Un lavoro certosino, quello fatto dal Girer, come Incognito ha voluto ribadire anche nel corso dell’udienza. Sollecitato dalle domande dei pm Monica Bombana e Giuseppe Amara, il capo del Girer ha spiegato come avvenivano le valutazioni sulle aziende che chiedevano le iscrizioni alla white list.
E un focus lo ha a lungo dedicato sia alla F.lli Baraldi di Staggia sia alla Bianchini Costruzioni, ossia le due grande realtà imprenditoriali modenesi poi raggiunte dalle interdittive. «Ci siamo comportati alla stessa maniera anche nelle altre province – ha ammesso Incognito – ma sul Modenese c’era un’attenzione maggiore alla ricostruzione, ogni giorno se ne parlava anche sui giornali».
Incognito ha anche analizzato alcuni contatti con la prefettura di Modena a partire da quelli con i prefetti Benedetto Basile e Michele Di Bari, oltre che con Mario Ventura («Trovai anomalo che un vice prefetto firmasse un provvedimento di reiscrizione alle white list come quello della F.lli Baraldi con tanta solerzia e in una fase in cui mancava un prefetto»).
E non è mancato neppure un passaggio sulle telefonate ricevute dal senatore Carlo Giovanardi: «Oltre ad averlo incontrato durante una seduta della Commissione Antimafia a Modena – ha ammesso Incognito anche nel rispondere al giudice Danilo De Padua – ho ricevuto sue telefonate in cui mi palesava le critiche al sistema delle white list. Mi diceva che i Bianchini erano brave persone. Gli ho sempre risposto che non era soltanto il Girer a prendere provvedimenti interdittivi ma tutte le componenti che sedevano al tavolo Interforze. Se mi ha mai chiamato per conto dei Bianchini? – ha aggiunto il poliziotto sollecitato dall’avvocato Giulio Garuti – No, non credo».
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