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Il padellone delle caldarroste protagonista in Piâsa Céca

Il padellone delle caldarroste protagonista in Piâsa Céca

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REGGIO EMILIA. «Il castagnaccio è finito ma stanno arrivando rinforzi da Carpineti». La festa di San Prospero è anche questo: la possibilità di assaporare nel cuore di Reggio le prelibatezze dell’Appennino. Da oltre mezzo secolo uno dei grandi simboli della fiera cittadina dedicata al santo patrono è infatti l’enorme padellone metallico delle caldarroste in “Piâsa Céca” (ieri ne sono state cotte sette quintali), alimentato dal fuoco a legna e curato dai volontari della Festa di Marola. Un recinto, un falò centrale, il grande oggetto di oltre due metri di diametro e attorno tanti abili manovratori, pronti a spostare manici e leve per preparare le castagne arrostite, uno dei grandi classici montanari della stagione. Le caldarroste o “mondine”, in dialetto appenninico, da mangiare bollenti, scottandosi le dita per togliere il guscio, rigorosamente da accompagnare con lambrusco, bianco frizzante o anche con il vin brulé. Ma perché il padellone scende ogni anno per San Prospero? È un’usanza nata con la Festa della castagna di Marola, che quest’anno ha festeggiato la sua 58esima edizione. Fra gli anni Settanta e Ottanta tantissimi reggiani hanno preso casa a Marola e dintorni, i ragazzi passavano in quota le ferie estive assieme a qualche parente per venire poi raggiunti dai genitori nei fine settimana e, ad agosto, per le vacanze vere e proprie. Un fenomeno che ha portato a una grande crescita urbanistica per Marola e al robustissimo rapporto con la città, che nel giorno del patrono viene a suo modo consacrato usando il frutto per eccellenza della zona. L’area attorno al paesino è da sempre rinomata per la qualità dei marroni e per la bellezza degli alberi di castagno, e il bellissimo altipiano a fianco del seminario è da sempre meta di passeggiate coi bambini, per passare qualche ora all’aria aperta e raccogliere frutti dai ricci appena caduti. Dopo un esordio della festa marolese in cui le castagne venivano solamente vendute crude, già dalla seconda edizione sono comparse le caldarroste. I volontari dell’epoca hanno realizzato il primo grande padellone metallico, appoggiandosi a fabbri locali, e lo strumento è stato utilizzato per una ventina d’anni abbondante, per poi essere sostituito ciclicamente.

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