Gazzetta di Reggio

Reggio

l’omelia nella basilica 

In tanti sul sagrato a seguire le parole del vescovo «Dio è speranza»

Luigi Vinceti

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Luigi Vinceti

REGGIO EMILIA. La basilica di San Prospero non è riuscita ad accogliere, ieri mattina, tutti i reggiani che volevano partecipare alla messa officiata da monsignor Massimo Camisasca.

Gruppi di fedeli sono stati costretti a seguire dall’esterno il rito per la festa del patrono e l’abituale “discorso alla città e alla diocesi”. In compenso tanti hanno ricevuto il libretto (circa 60 pagine) nel quale sono state raccolte le riflessioni del vescovo di Reggio e Guastalla in quello che, molto probabilmente, è stato il suo ultimo discorso in occasione della festa del 24 novembre. Come noto, per ragioni anagrafiche (ha superato i 75 anni), il Papa dovrebbe attribuirgli nuovi compiti e nuova destinazione.

Come già anticipato nella edizione di ieri del nostro giornale, Camisasca ha sviluppato un tema giudicato «decisivo per il nostro Paese e la nostra stessa civiltà: l’inverno demografico che caratterizza ormai stabilmente l’Italia e l’intero mondo occidentale». La crisi delle nascite (documentata da pluriennali rilievi statistici) appare come una crisi di speranza, una crisi, ha annotato il vescovo, «della capacità di andare lietamente incontro al futuro, e ciò è la conseguenza del venir meno del nostro rapporto con Dio». Dopo l’introduzione il tema di fondo è stato suddiviso in quattro capitoli: 1) Le dinamiche della natalità con l’inverno demografico difficilmente ribaltabile nel breve periodo in Europa e in Italia; 2) Le radici della cultura della denatalità con il disincantamento del mondo nel rapporto con Dio, la cui presenza rientrava, fino alle soglie della modernità, fra i fattori di comprensione della realtà; 3) Il tema della denatalità è concepito, da una parte della politica, come un elemento funzionale al benessere: occorrerebbe un rovesciamento della mentalità centrato sul riconoscimento della famiglia e della sua priorità sociale; 4) Siamo fatti per la trascendenza, occorre ricordarlo prima di ogni ristrutturazione economica e politica.

Per concludere con l’annuncio cristiano che offre la luce necessaria per guardare al mistero della nascita e alla questione della natalità con speranza e con fiducia. «Siamo passatori, non padroni, di una vita che riceviamo per libera e amorosa elargizione e che l’Infinito di Dio ha voluto toccare e redimere assumendo la condizione umana, nascendo come bambinello accolto da una famiglia». Alla conclusione della messa il vescovo Camisasca ha ringraziato per la presenza e salutato le autorità presenti.

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