Gazzetta di Reggio

Reggio

IL COMMENTO 

«Sesso e violenza sessuale non sono la stessa cosa»

Associazione Nondasola

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Leggiamo con rabbia il titolo apparso martedì, sulla prima pagina della Gazzetta di Reggio “Sesso prima di ucciderla” in riferimento alla presunta violenza sessuale che Mirko Genco potrebbe avere agito su Cecilia, prima di ucciderla. Su questo punto sarà la magistratura a fare luce. Riteniamo discutibile la scelta di accostare, nelle righe del titolo e del sottotitolo, “sesso - femcidio - violenza sessuale”. Se è vero che il titolo contiene il virgolettato (e l’articolo interno chiarisce che è la versione dell’imputato), crediamo, tuttavia, che l’attenzione dei lettori sia maggiormente richiamata dalle parole utilizzate. Parole che generano ambiguità, gettano dubbi sulla vittima, confondono il piano paritario e consenziente del sesso con quello della violenza sessuale segnato da un abuso di potere maschile sul corpo dell’altra, che, in questo caso specifico, ha trovato il suo brutale epilogo nel togliere di mezzo quel corpo. Da tempo Nondasola fa incontri, seminari, protocolli, sul linguaggio dei media che troppo spesso adombrano responsabilità e colpevolizzano la donna: questo titolo, che denota nessuna sensibilità nei confronti della lettura della violenza, ci sconcerta profondamente. Da anni incontriamo ragazzi e ragazze, per riflettere con loro sulla differenza sostanziale tra sesso-sessualità e violenza sessuale, tra consenso reciproco e abuso della forza, tra piacere liberamente scelto e invasione del corpo altrui per dominarlo. Da qui passa la prevenzione della violenza maschile sulle donne e l’assunzione di un nuovo sguardo sulle relazioni tra i sessi. In questa partita i mezzi di comunicazione hanno una responsabilità fondamentale: chiedersi, ogni volta, se le parole scelte agiranno a contrasto o a rinforzo di quella cultura della violenza che continua ad armare gli uomini violenti contro la libertà femminile.

Associazione Nondasola



Il titolo corretto sarebbe stato “Violentata prima di essere uccisa” – ne siamo certi e ci scusiamo di non averlo potuto scrivere prima – ma, in assenza di un’imputazione, di un’autopsia che lo certificasse e di una conferma da parte della procura, che ha usato questa carta processuale durante l’udienza del giorno stesso, abbiamo titolato sull’unica cosa certa in quel momento, ovvero la confessione dell’assassino reo confesso. Nessuno ha gettato dubbi sulla vittima e nel sommario dello stesso titolo era scritto “L’assassino potrebbe aver violentato Cecilia, poi l’ha sgozzata”. G.G.



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