La dottoressa è assolta con formula piena I parenti: «Amarezza»
reggio emilia. Assolta con formula piena perché il fatto non sussiste dall’accusa di omicidio colposo: si è concluso così il processo a carico di una dottoressa 40enne del Santa Maria Nuova.
La vicenda risale al 16 ottobre 2018 quando, dopo aver accusato un forte dolore al petto, Sauro Ghini, artigiano di 77 anni, si presentò al pronto soccorso del Santa Maria Nuova per quello che doveva essere un ricovero di routine (una coronografia) e che si trasformò invece in un disperato intervento di angioplastica durato otto ore. In seguito a una grave complicazione il paziente venne trasferito a Villa Salus, dove morì il giorno seguente per una lacerazione alla coronaria. A seguito dell’esposto presentato dalla famiglia del 77enne, il pm Valentina Salvi bloccò il funerale, acquisì le cartelle cliniche e dispose l’autopsia. Venne aperta un’inchiesta che vide inizialmente indagati due medici di Villa Salus (la loro posizione fu poi archiviata) e la dottoressa, rimasta unica imputata.
Il procedimento ha ruotato intorno al nodo se vi fu imperizia medica, circostanza che la dottoressa ha sempre negato con forza. Quest’ultima, difesa dall’avvocato Alessandro Sivelli, in aula durante una sofferta deposizione ha dichiarato di aver ripensato spesso cosa avrebbe potuto fare di diverso concludendo che «se potessi tornare indietro, nonostante le accuse, mi comporterei nello stesso modo».
Invece i familiari del deceduto, che hanno accusato i camici bianchi di scarsa empatia e mancanza di informazioni, convinti che il 77enne avrebbe potuto essere salvato, si sono costituiti parte civile: il figlio Tiziano Ghini tramite l’avvocato Marcello Fornaciari (che però nella scorsa udienza ha revocato la costituzione, preferendo chiedere i danni in sede civile) e moglie, figlia e due nipoti tramite l’avvocato Giovanni Tarquini.
«La mia assistita ha sofferto in questi anni per quest’accusa gravosa, ora dissolta da una formula molto importante: il fatto non sussiste – ha commentato l’avvocato Sivelli .Con tutto il rispetto per i congiunti del paziente, siamo soddisfatti. In seguito alla notizia del procedimento si è registrato un calo dei pazienti nel reparto della dottoressa, che ora ne è uscita pulita».
Di parere opposto il legale Tarquini, che ha espresso l’amarezza e il rammarico dei familiari del 77enne. «La parte civile ha seguito il percorso scelto dalla Procura, ma devo essere critico sull’operato di quest’ultima: l’indagine è stata incompleta e la difesa ha avuto gioco facile nell’inserirsi in questo vuoto». Tarquini ha ricordato che «le mancanze rilevate dal consulente dell’accusa sono state numerose: dal mancato consenso informato alla lesione arteriosa, fino all’errata gestione dell’emergenza. I familiari hanno pagato due volte: con la perdita del loro caro e con la scarsa attenzione da parte della Procura, che ha portato avanti un procedimento con elementi deboli. È stata svolta una sola indagine medico-legale senza neppure raccogliere le testimonianze dei sanitari».
In attesa delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate tra sessanta giorni, «i congiunti valuteranno se presentare ricorso» oppure scegliere la strada del risarcimento in sede civile.
Ambra Prati
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