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«Volevo tenere la sua voce in ricordo dell’ultimo giorno»


26 novembre 2021 Am.P.


REGGIO EMILIA. Il timore di essere denunciato di nuovo e di tornare in cella, la consapevolezza che sarebbe stata l’ultima volta che uscivano insieme ma anche la rabbia della rivalsa. C’è questo mix di pulsioni contrastanti nella risposta di Mirko Genco, nell’interrogatorio di sabato scorso, quando gli inquirenti gli hanno chiesto perché abbia usato quella strana precauzione di registrare un audio dalla durata così lunga.

L’omicida l’ha presa alla lontana e ha sostenuto che quella era una serata particolare: Cecilia per la prima volta gli aveva detto che non voleva più vederlo, ubbidendo ad un aut aut di sua madre, che l’aveva minacciata di tornare in Perù se lei non avesse tagliato i ponti definitivamente. Un incontro che aveva il sapore dell’addio malinconico, dunque, per il 24enne.

«Volevo tenere la sua voce come ricordo perché quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui l’avrei vista perché sua madre non voleva che ci vedessimo».

L’omicida però ha avanzato anche il timore di essere denunciato di nuovo: stavolta nessuno gli avrebbe creduto e sarebbe tornare in carcere.

«Mentre camminavamo Cecilia ha iniziato a dirmi cose bruttissime e credo che le pensasse veramente...Ho iniziato davvero ad arrabbiarmi in quanto non meritavo quelle frasi... ho iniziato a dirmi che avrebbe chiamato la polizia e che mi avrebbe fatto mettere in galera... ho avuto paura che Cecilia o la madre, se avessero chiamato la polizia, tutti avrebbero pensato che ero stato io a farla bere e ho temuto di tornare in carcere. Ho attivato il registratore per iniziare a registrare tutto quello che stava accadendo poiché è a questo punto che, per la rabbia e la delusione che stavo provando, ho deciso di uccidere Cecilia».

Rabbia, delusione, oltre al linguaggio “corporeo” di Cecilia. In quel momento mentre i due stanno camminando alla fine dei portici di via Emilia San Pietro le telecamere riprendono Cecilia con un’andatura barcollante, Mirko che «la teneva stretta e la costringeva a subire un bacio, venendo da lei bruscamente allontanato», secondo l’accusa «smentendo quanto riferito da Genco circa i baci reciproci e consenzienti»; gli occhi elettronici «non evidenziano effusioni reciproche, ma solo atteggiamenti prevaricatori dell’uomo».

Tornando alla confessione, dopo la «brutta frase» profferita da Cecilia nel parco, Genco ha raccontato di aver iniziato a strangolarla e di come lei è caduta a terra senza più parlare; secondo l’assassino «consumava il secondo rapporto sessuale senza riscontrare alcuna reazione da parte della ragazza».

Infine, dopo aver recuperato il coltello a casa di lei (coltello riconosciuto dalla nonna) il 24enne è come se parlasse a sé stesso, ipnotizzato: «Sono tornato da Cecilia con l’intenzione di ucciderla: a me faceva troppo male quello che lei pensava di me».

Am.P.

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