Gli studenti dello Scaruffi stendono un drappo rosso
La preside: «La loro iniziativa è una presa di posizione contro l’indifferenza» Invitata Elisa Bianchi di Nondasola: «Primo, riconoscere i campanelli d’allarme»
REGGIO EMILIA. Gli studenti non restano a guardare e ci mettono la faccia. È così che nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne sulla facciata della sede centrale dell'istituto Scaruffi Levi Tricolore è comparso un drappo rosso, a indicare un no fermo e deciso, senza compromessi nè giustificazioni, a questo tipo di violenza come ad ogni altra.
«La forza delle idee e la sensibilità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi è il primo forte segnale di cambiamento – commenta la preside Domenica Tassoni – plaudo alla loro iniziativa che è segnale di impegno e presa di posizione, una scelta di campo contro l’indifferenza».
I dati sono allarmanti. I fatti di cronaca che hanno ferito anche la nostra città hanno indignato i ragazzi che hanno voluto lasciare un segno per fare sentire la loro voce. Ma non solo. Dalla protesta simbolica si è passati all'azione, chiedendo soluzioni concrete all'Associazione Nondasola che da anni collabora con le scuole del territorio, Scaruffi-Levi-Tricolore compreso. «Nonostante 25 anni di presenza e lavoro del centro antiviolenza sul nostro territorio – ha detto loro Elisa Bianchi di Nondasola – la violenza maschile sulle donne continua ad agire, alimentata da un humus fertile di atteggiamenti sessisti e discriminatori che banalizzano, minimizzano, negano, neutralizzano. È da qui che bisogna partire per rendere non più necessaria l’esistenza di un centro antiviolenza come il nostro. È da qui che partiamo con gli studenti delle scuole: come possiamo, insieme, sottrarre terreno alla cultura della violenza, ai suoi modi subdoli e pervasivi di dirci come dobbiamo essere e a quali aspettative dobbiamo rispondere?”. I ragazzi dello Scaruffi Levi Tricolore hanno così chiesto quali siano i segnali a cui prestare attenzione, usando poi anche la pagina social dell'Istituto per sensibilizzare altri giovani sul tema. «Un primo importante passo – ha risposto l'esperta – è senz'altro riconoscere e nominare i campanelli d’allarme che iniziano a segnare una relazione affettiva: il controllo camuffato da amore, la limitazione della libertà motivata dal desiderio di protezione, la svalorizzazione della parola dell’altra/o come modo per evitare il confronto. Per farlo abbiamo bisogno di aiutarci a vicenda, di sapere che c’è qualcuno con cui possiamo sempre parlare». I giovani hanno poi voluto sapere come contrastare questa piaga dilagante. «La scommessa più grande è quella di immaginare, insieme, altre possibilità relazionali, altri sguardi che tengano dentro libertà, fedeltà a sé, reciprocità e riconoscimento dell’altra/o. Ci vuole creatività, e sappiamo che, da questo punto di vista, i nostri migliori alleati siete voi giovani, con il vostro desiderio di un mondo che rispetti il diritto a diventare ciò che siete».
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