In manette gli specialisti dei furti decine di colpi tra Reggio e Modena
Chiedevano informazioni agli automobilisti, abbracciavano passanti o si fingevano poliziotti
Jacopo Della Porta
CORREGGIO. Sono accusati di aver commesso furti con le modalità truffaldine più svariate. Spesso le vittime erano anziane.
Una sequenza di scorrerie, tra le province di Modena e Reggio Emilia, che in alcuni casi sono state documentate anche da sistemi di videosorveglianza.
Cinque nomadi sono finiti in carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Modena Eleonora Pirilla.
Gli episodi contestati sono avvenuti tra l'agosto 2019 e il dicembre 2020 nei comuni di Carpi, Modena, Campogalliano, Soliera, Finale Emilia, Concordia sulla Secchia, San Prospero, Modena e San Martino in Rio.
Le persone coinvolte sono Maria Diana Debarre, 63 anni, residente in via Gramsci a Reggio e domiciliata a Modena; Mario Lucchesi Dicembri, 36 anni, correggese, residente in via Gramsci a Reggio; Sara Della Santina, 31 anni, residente a Modena; Joselito Quirini, 34 anni, residente a Correggio e domiciliato a Modena e Josè Gennari, 26 anni, residente a Modena.
I cinque sono difesi dagli avvocati Enrico Della Capanna, Liborio Cataliotti e Nicoletta Tietto.
Tre le modalità che i cinque utilizzano per i loro colpi.
Una consisteva nel fermare un’auto con la scusa di chiedere informazioni al conducente. Un complice, nel frattempo, apriva lo sportello dal lato passeggero e si impossessava degli oggetti di valore nell’abitacolo. In un video (che può essere visto dal sito internet della Gazzetta di Reggio), si vede la destrezza dei ladri, che riescono a far scendere dalla vettura una malcapitata signora, in modo da agevolare al massimo l’intrusione nell’abitacolo.
Due di questi episodi sono stati commessi a San Martino in Rio il 7 novembre 2020 e sono contestati a Della Santina.
In altri casi, invece, i ladri entravano nelle case delle persone, spacciandosi per carabinieri, poliziotti o comunque incaricati di servizi pubblici, ad esempio dell’ospedale di Mirandola. In queste circostanze si impossessavano di oggetti di valore, soprattutto portafogli.
Un’altra variante, anch’essa molto nota e testimoniata dalle cronache, è quella dell’abbraccio. Una delle due ladre fingeva uno slancio nei confronti di un passante («ti ricordi di me?») e lo abbracciava, naturalmente per sfilargli il portafoglio. Le vittime talvolta capivano subito l’inganno e respingevano questi comportamenti, ma non facevano in tento a rendersi conto del furto, che la ladra era già salita sull’auto condotta da un complice.
In un caso con il bancomat di una delle vittime sono stati prelevati 1.500 euro.
Le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di Carpi e sono state supportate, oltre che da alcuni filmati, dal riconoscimento dei responsabili da parte delle vittime.
Il gip di Modena ha motivato le esigenze cautelari sostenendo che gli indagati compiono i reati con assoluta abitualità, con tecniche collaudate, che sono il frutto di un perfezionamento messo a punto tramite la ripetizione.
Le indagini hanno inoltre evidenziato che le cinque persone vivono in modo esclusivo, o comunque prevalente, di reati predatori. Circostanza, quest’ultima, desumibile anche dal fatto che non hanno altre fonti di reddito legali.
Tra l’altro il gip ha sottolineato come due indagati, Debarre e Dicembri, hanno continuato a commettere furti anche mentre si trovavano agli arresti domiciliari.
Per questi motivi il magistrato ha ravvisando il rischio di reiterazione dei reati.
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