Omicidio Silipo, affidata al Ris la perizia su sparo e reperti
La procura ha incaricato i militari per la prova balistica, biologica e microscopica per stabilire con certezza distanza e traiettoria oltre alla paternità delle tracce
CADELBOSCO SOPRA. Non solo l’autopsia: a rendere più chiaro il quadro accusatorio sull’omicidio di Salvatore Silipo – avvenuto lo scorso 23 ottobre nell’autofficina di Dantegomme a Cadelbosco Sopra – sarà anche l’esito della perizia affidata dalla procura di Reggio Emilia ai carabinieri del Ris di Parma. L’incarico conferito in questi giorni segue i rilievi eseguiti subito dopo l’omicidio dagli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma sulla scena dell’efferato crimine.
Secondo i primi rilievi la morte del 29enne originario di Cutro, ma residente a Gualtieri, assumerebbe i contorni di una vera e propria esecuzione, avvenuta all’interno dell’autofficina di ricambi pneumatici di proprietà della famiglia Sestito per mano del capo famiglia Dante, 70enne anch’egli originario di Cutro e residente a Cadelbosco Sopra. Dieci giorni fa l’officina è stata dissequestrata. In attesa dell’autopsia, ai militari del Ris è stato affidato quindi l’incarico di effettuare una perizia balistica, una biologica e una microscopia elettronica.
Vale a dire di stabilire chi è l’autore dello sparo, accertare il calibro usato, la distanza e la traiettoria del tiro. Per gli inquirenti non ci sono dubbi sull’autore, essendoci almeno due testimoni oculari, il fratello e il cugino di Silipo, anche loro chiamati nell’officina in quello che doveva essere un regolamento di conti finito nel sangue. Sestito ha sparato con una 44 magnum quasi a bruciapelo facendo morire sul colpo il suo ex garzone di bottega che era stato fatto inginocchiare. I Sestito lo avrebbero accusato di essersi appropriato di qualcosa che non era suo. Il 70enne è stato accusato dalla pm Cristina Giannusa di omicidio, ma si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. La pistola, un revolver Smith & Wesson calibro 44 Magnum era illegalmente detenuta ed era risultata rubata, finita subito sotto sequestro e quindi a disposizione del Ris per la perizia. Dentro aveva 18 colpi di cui uno esploso. Un’arma che era stata rubata a Pieve di Cento, nel Bolognese, nel gennaio del 2019. La prova biologica permetterà di repertare tutte le tracce rilevate sul luogo del delitto, che verranno poi esaminate e ricondotte alle persone presenti. L’utilizzo del microscopio elettronico permetterà di andare nel dettaglio dei reperti. Il tutto da far valere poi nel procedimento giudiziario che seguirà l’indagine preliminare.
Enrico Lorenzo Tidona
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