Uomini maltrattanti Il protocollo Reggio diventa un modello a livello nazionale
Il progetto di prevenzione presentato al ministro Lamorgese Previsti tempestivi colloqui con psicologi e psicoterapeuti
Ambra Prati
reggio emilia. Il progetto di prevenzione contro la violenza di genere della questura di Reggio Emilia fa scuola a livello nazionale, tanto da essere stato inserito nella brochure “Questo non è amore” della polizia di Stato presentato martedì scorso a Catania davanti al Ministero dell’Interno Luciana Lamorgese e del capo della polizia Lamberto Giannini.
A scendere in Sicilia in rappresentanza del questore Giuseppe Ferrari è stato Antonio Stavale, dirigente della Divisione Anticrimine. «Il fenomeno della violenza di genere – spiega Stavale – ha subìto un’impennata nel periodo post Covid tanto che per contrastarlo, oltre alla sezione “Reati contro la persona e minori” in seno alla Squadra Mobile, è stata rinforzata la “Sezione vittime vulnerabili” all’interno della Divisione Anticrimine». Una quarantina gli ammonimenti per violenza domestica emessi dal questore di Reggio Emilia nell’ultimo anno, in materia di stalking (sedici ammonimenti) o maltrattamenti (quattordici ammonimenti).
«Gli ammonimenti – chiarisce Stavale – sono tanti perché significa che sono state passate al vaglio almeno il doppio delle segnalazioni».
Quest’anno, però, è stato fatto di più, adottando una soluzione innovativa che “anticipa” la soglia di tutela delle potenziali vittime. A giugno 2021 è stato siglato il protocollo Zeus: un accordo tra la questura di Reggio Emilia e il Cipm Emilia (centro italiano per la promozione della mediazione).
«Consiste in questo: i soggetti autori di violenza di genere, in contesti per i quali non sussistono elementi sufficienti per l’ammonimento del questore o per altre iniziative poiché non c’è risvolto penale, vengono invitati nei nostri uffici per sostenere un colloquio con il personale del Cipm – ha spiegato il dottor Stavale –. Si tratta di un progetto rivolto agli offenders, che hanno evidenziato un agito non particolarmente violento e quindi in grado di poter accettare consapevolmente un percorso per rivedere i propri comportamenti nei confronti della donna. Il progetto rivolto ai compagni ha anche un effetto indiretto sulle donne perché toglie alle donne il dilemma “denuncio o non denuncio”. Prima che la situazione possa degenerare, anche se si è trattato di un solo episodio, interveniamo noi: pensiamo noi a convocare l’uomo e a farlo riflettere, tramite il personale del Cipm».
È una sorta di prevenzione della prevenzione. «Diciamo che la polizia interviene subito, con una assistenza soft all’uomo, prima ancora che possa esserci una evoluzione in negativo».
Gli specialisti del Cipm, sessuologi e psicoterapeuti coordinati dalla responsabile Morena Landini, spiegano: «Il nostro team di psicologi è presente in via Dante ogni martedì mattina. L’uomo che ha compiuto un atto non configurabile come violenza può svolgere un colloquio preliminare e, se ne ravvisiamo il bisogno, fissare altri appuntamenti concordati, non più in questura ma in studio».
I risultati del progetto sono confortanti. Nel trimestre luglio-settembre 2021 su dodici soggetti non ammoniti e aderenti a questa iniziativa non vi è stato alcun caso di recidiva. Di contro, nel medesimo periodo, su sei soggetti ammoniti e che hanno scelto di non aderire ai colloqui è stato registrato un caso di recidiva.
«Questo progetto nasce dalla considerazione che è difficile far riconoscere all’uomo situazioni di estrema brutalità, ma intervenendo prima questa ricerca di autoconsapevolezza e volontà di cambiare è molto più ben accetta».
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