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L’ultimo saluto a Loris Giberti «Ci dicevi: seguite i vostri sogni»

M.P.
L’ultimo saluto a Loris Giberti «Ci dicevi: seguite i vostri sogni»

Lo struggente messaggio dei nipoti dell’ex sindaco e cooperatore scomparso Grande partecipazione al funerale, tra i banchi autorità reggiane e colleghi

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CADELBOSCO SOPRA. In un clima di grande commozione, ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale, è stato dato l’estremo saluto a Lorenzo “Loris” Giberti, ex sindaco di Cadelbosco Sopra per 12 anni oltre che persona impegnata nel mondo cooperativistico e dell’associazionismo.

La messa è stata celebrata da don Gianni Repetti che, nella sua omelia, ha ricordato quando nel 1967, nel corso delle sue varie attività seminariste, conobbe Loris e che poi seguì in tutte le sue tappe lavorative, umane e di solidarietà rivolti agli ultimi. Tra i banchi della chiesa, gremita di gente, erano presenti l’ex sindaca di Cadelbosco Sopra Tania Tellini, il sindaco di Bagnolo in Piano Gianluca Paoli, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, insieme all’assessore all’Istruzione Raffaella Curioni, l’ex assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli, Stefano Land della Camera di Commercio di Reggio Emilia oltre ai tanti ex colleghi di Legacoop e Confcooperative.

Luigi Bellaria, sindaco di Cadelbosco Sopra, nel suo intervento, ha ricordato la figura di Loris Giberti dal punto di vista professionale e umano. Struggente il messaggio che i nipoti Emanuele, Riccardo, Simone, Letizia e Irene hanno dedicato al loro nonno: «Ciao nonno. È difficile pensare di entrare in casa e non vederti più sulla tua poltrona davanti al camino, non vederti più intento nei tuoi mille progetti in cui ci hai coinvolto fin da piccoli, progetti che partivano dalla festa del pesce a Cadelbosco per arrivare in Abruzzo e poi fino all’Eritrea di padre Thomas e i bambini di Agordat di cui abbiamo tanto sentito parlare. Nel nostro cammino faremo come ci hai insegnato in montagna, come tu ci ricordavi ogni sera quando ci telefonavi mentre eravamo in cammino sulla via Francigena, ci dicevi di seguire i segni, quelli bianchi e rossi, e così non ci saremmo persi. Continueremo a farlo e lo terremo come un insegnamento prezioso, quello di non perdere la via ma avere la curiosità di esplorare e conoscere. Ci insegnato fin da piccoli ad essere dei viaggiatori, dei viaggiatori con la voglia di conoscere il mondo e gli altri. E questo è ormai dentro di noi». «Sappiamo di essere il tuo orgoglio, tu non lo dicevi mai a noi direttamente, perché non è nel tuo carattere, ma stai tranquillo che noi lo sappiamo. Ci hai fatto crescere e ti sei preso cura di noi come delle rose del tuo prezioso cortile e noi ti vediamo come la quercia al centro del nostro giardino che con le sue forti radici tiene uniti tutti noi, quella quercia che quando in autunno perdeva le foglie tu ti arrabbiavi perché noi non li raccoglievamo. Noi continueremo a essere il tuo orgoglio. Avevi ancora tante cose da insegnarci e quando ci rincontreremo staremo come sempre ad ascoltarti» hanno concluso. Sulla bara, la bandiera della pace. Il gonfalone del Comune è listato a lutto.

M.P.

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