Cavallaro lancia il partito “smart” «Un luogo dove aiutarsi a vicenda»
I punti principali del programma del sindaco di Rubiera «Costruire i progetti parlando direttamente ai cittadini»
Sindaco Cavallaro, incide ancora il Pd a Reggio nelle scelte amministrative e delle alleanze?
«“Incide” è una parola efficace. Sì, certamente incide. Il problema è, probabilmente, andare poi a fondo delle questioni. Non limitarsi ad essere soggetto certificatore, detentore di un logo e di un consenso, ma costruire le alleanze e i progetti parlando direttamente ai cittadini. Quel che sarebbe bello è che i reggiani sentissero che il Pd incide direttamente nelle loro vite, migliorandole concretamente. Un tempo era così: abbiamo molta fiducia da recuperare, in questo senso».
Quanto conta e che ruolo ha oggi la figura del segretario di un Pd che ha circa 3.500 iscritti?
«Dipende da come lo si vuole esercitare, credo. Se il segretario è competente, autonomo, libero, senza capi a cui rispondere, può costruirsi quell’autorevolezza che lo renda credibile e dunque necessario non solo per gli iscritti del Pd. Io ho preso l’impegno di girare tutti i circoli della provincia almeno una volta all’anno, partecipando a un direttivo o a una assemblea, e di fissare un giorno a settimana in cui il mio ufficio sarà con la porta aperta per ricevere qualsiasi iscritto voglia parlare con il segretario. L’autorevolezza si costruisce».
Il prossimo congresso non è su mozioni politiche contrapposte. Cosa la distingue dal suo competitor?
«In realtà ci sono i nostri programmi. E sono diversi. Nel nostro troverete subito riferimento al quadro nazionale, dove crediamo sia necessario portare avanti il progetto di Enrico Letta che ci ha condotto a vincere alle ultime amministrative: solo qualche mese fa sembrava impossibile. Noi abbiamo scelto di dire parole chiare: sinistra, antifascismo, democrazia paritaria. E superamento definitivo del renzismo».
Qual è la sua idea di partito e quella sulle future alleanze?
«Un partito smart e di sinistra. Smart nel senso che, come succede con lo smartphone, devono succederci molte più cose: immagino le nostre sedi che diventano sale studio, spazi di co-working, luoghi dove imparare a usare lo spid, dove aiutarsi a vicenda. Ma il circolo dev’essere anche dove si vota e si decide più spesso, ricordandoci che siamo il partito delle primarie per la selezione delle cariche pubbliche. Il Pd deve essere perno della costruzione di alleanze larghe e naturali. Chi parte a leggere la società dai più fragili e non ha paura del futuro può essere nostro interlocutore».
Un impegno concreto per il rilancio di Festareggio e per il Piano di rientro dei debiti accumulati nei confronti dei creditori del Circolo Festareggio.
«Festareggio deve tornare al Campovolo: quell’area è stata risistemata da centinaia di volontari, negli anni, ed i concerti sono nati lì grazie alla Festa de l’Unità. Lì bisogna tornare. La festa dovrà poi essere completamente riprogettata anche grazie ad un nuovo management che sappia costruire una progettazione logistica e finanziaria certa, come si fa nei grandi eventi privati: si parte quando i costi fissi sono coperti da entrate certe, in primis sponsorizzazioni, locazioni, biglietti, pubblicità. In questo modo i volontari possono venire a fare la loro parte alla festa smettendo di preoccuparsi se piove. Festareggio dev’essere un luogo dove valorizzare le nostre eccellenze enogastronomiche, che sono un pezzo determinante dell’economia. Noi rifaremo la Festa de l’Unità, sì, ma sarebbe bello che però rinascesse anche l’Unità, il giornale. Anche online. Un giornale fondato da Antonio Gramsci e chiuso da Matteo Renzi. Sarà una romanticheria, ma il confronto culturale ci serve. Ci manca».
Roberto Fontanili
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