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gattatico, al museo cervi 

Avance hard a una stagista Pena di 8 mesi per un 85enne

Ambra Prati
Avance hard a una stagista Pena di 8 mesi per un 85enne

La prova delle molestie del visitatore in cinque file audio registrati dalla 17enne Ma per il giudice non è stata una tentata violenza sessuale. Parte civile delusa 

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Ambra Prati

gattatico. Proposte sessuali e frasi volgari, pronunciate senza alcun pudore nei confronti di una studentessa (all’epoca appena 17enne) che si trovava al Museo Cervi di Gattatico per l’alternanza scuola-lavoro. Per questo, un pensionato finito alla sbarra ieri è stato condannato a otto mesi di reclusione (pena sospesa), ma il capo d’imputazione originario – tentata violenza sessuale aggravata, dove le aggravanti consistono nella minore età della ragazza e nell’aver commesso il fatto all’interno di un istituto di istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa – è stato derubricato in violenza privata e molestie (quest’ultimo è un articolo del Codice penale riesumato).

La vicenda risale al 22 settembre 2017, quando un pullman di turisti provenienti da Savona ha visitato in giornata il tempio della Resistenza reggiana. Senonché durante la visita è accaduto un clamoroso fuori programma.

Secondo quanto ha raccontato la ragazza, che si trovava seduta dietro a un bancone, all’improvviso è stata avvicinata da un anziano, all’epoca 80enne. «Poteva essere mio nonno», ha dichiarato la giovane nata a Parma nell’udienza precedente. Lo sconosciuto, con mossa repentina e inaspettata, ha afferrato la mano della stagista, l’ha accarezzata e l’ha leccata, strattonandola verso le sue parti intime.

Le chiedeva se fosse fidanzata o vergine, e altre domande relative alla sua sfera sessuale, invitandola a casa sua. Questo ha raccontato la ragazza, che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Maura Simonazzi e che nei precedenti passaggi si è opposta alla richiesta di archiviazione presentata dal pm Valentina Salvi. Ieri in tribunale, dopo la deposizione di Paola Varesi del Museo Cervi (responsabile alla quale la ragazza aveva subito chiesto aiuto e che, insieme all’autista, aveva redarguito il pensionato invitandolo a salire sul pullman, ricevendo per tutta risposta la sfida «se la prendete in questa maniera denunciatemi»), è stata la volta dell’esame dell’imputato, presente per la prima volta in aula.

L’85enne, residente ad Albenga e che cammina con un bastone, è parso alquanto confuso: il suo cellulare ha squillato più volte (tanto che il giudice ha minacciato di allontanarlo dall’aula, se non avesse spento) e si è alzato prima del tempo, pensando che la deposizione fosse finita. È parso pure che non comprendesse fino in fondo le contestazioni. «Sono stato colpito da un ictus, a volte sragiono», ha dichiarato l’anziano, che ha sostenuto di aver visto «una ragazza carina», di essersi messo a parlare del più e del meno («vieni al mare con il tuo fidanzato») e, poiché lei gli mostrava una foto sua («con la lingua di fuori») e del fidanzato, le avrebbe toccato la mano per vedere meglio l’immagine. «Era pieno di gente» avrebbe detto. Insomma ha minimizzato e negato, raccontando che dopo la ragazza l’ha oltrepassato sorridendo, ma «quelle frasi le avrò dette perché sono registrate...». Ad incastrarlo infatti è un audio registrato dalla studentessa, cinque file dal contenuto inequivocabile. «Il mio assistito è stato senza dubbio volgare», ha aggiunto l’avvocato difensore Graziano Aschero, che ha chiesto l’assoluzione. Al contrario il pm Valentina Salvi ha sottolineato la credibilità della ragazza (che non avrebbe avuto alcun interesse ad accusarlo, trattandosi di un perfetto sconosciuto) e ha dipinto «un’aggressione verbale e fisica a sfondo sessuale», proponendo una condanna a otto mesi. Otto mesi ratificati dal collegio presieduto dal dottor Simone Medioli Devoto (a latere Chiara Alberti e Michela Caputo), ma per una qualificazione differente. «Sono delusa per il mancato riconoscimento della connotazione a sfondo sessuale – ha commentato l’avvocato di parte civile Simonazzi –. Avrei compreso maggiormente una pena più mite».

L’anziano è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento danni da quantificare in separata sede.

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