«I conti del Comune sono una bomba che ho scoperto una volta eletta»
Cristina Ferraroni: «La mia colpa? Di essermi fidata Di questa situazione dovrà risponderne chi l’ha causata»
Jacopo Della Porta
POVIGLIO. «Se i consiglieri di maggioranza vogliono le mie dimissioni devono presentare un atto di sfiducia. Non mi dimetto, perché sarebbe una resa e non è nel mio carattere. Tra l’altro, da giorni ricevo numerosi inviti da parte dei cittadini a non mollare». Il giorno dopo il consiglio comunale straordinario, convocato d’urgenza per approvare nei tempi di legge l’assestamento di bilancio, la sindaca Cristina Ferraroni ribadisce che non ha intenzione di lasciare.
La frattura con il gruppo di maggioranza pare insanabile. Vi parlate con la Pec e c’è chi annuncia azioni legali...
«Abbiamo visioni differenti sui compiti del Consiglio, del sindaco e della giunta. Per me i consiglieri vanno coinvolti, ma da parte loro deve esserci un comportamento attivo e propositivo».
Lei di fatto è rimasta senza maggioranza. I consiglieri di maggioranza hanno detto che valuteranno i provvedimenti di volta in volta. Non ha pensato alle dimissioni?
«Perché non si dimettono loro? Quando cinque consiglieri hanno attaccato la sottoscritta con una lettera, perché non si sono dimessi? Non credo che i cittadini siano d’accordo con questo modo di comportarsi».
E come dovrebbero comportarsi?
«Dovrebbero sedersi intorno a un tavolo e cercare un punto di mediazione con maturità, senza darci fucilate a vicenda».
Lei ha usato parole forti per descrivere i conti del Comune. Ha detto che siete al limite del pre-dissesto.
«Mi sono trovata in mano una bomba ed ero impreparata a gestirla. Però ho vestito i panni del buon padre di famiglia, aumentando le aliquote e le rette, cercando di tagliere i servizi. Il tutto, per un problema che non ha creato questa amministrazione: sono stanca di chi vuole insabbiare. Di questa situazione dovrà risponderne chi l’ha causata».
Lei, le viene ricordato spesso, era in giunta con il precedente sindaco Giammaria Manghi.
«C’è una situazione talmente pesante che era difficile da immaginare. Io dovevo sapere? E gli altri assessori e gli altri consiglieri? Non sapevo che fossimo in ritardo con i pagamenti all’Unione, ad esempio, perché non partecipavo a quelle riunioni. Se ho una colpa è quella di aver accettato in buona fede la candidatura. Sono al mio primo mandato politico e mi sono fidata al 100% quando si diceva che Poviglio era il Comune con il più basso indebitamento della provincia».
Come state ponendo rimedio a questa situazione?
«Stiamo riducendo l’anticipazione di tesoreria rispetto al passato. Nel 2019 abbiamo pagato fatture alla Sabar relative al primo trimestre 2018 per 1,6 milioni di euro. Quest’anno abbiamo pagato 400mila euro di arretrati all’Unione Bassa Reggiana e come noto abbiamo spalmato il disavanzo di quasi due milioni di euro in 15 anni».
Lei ha accusato il Pd locale di scarso sostegno.
«Il Pd locale non mi ha mai invitato alle riunioni. Il Pd provinciale mi ha appoggiato e ha cercato la mediazione».
A proposito di Pd. Il circolo di Poviglio, nelle votazioni per il futuro segretario, si è diviso a metà tra Massimo Gazza ed Emanuele Cavallaro.
«Mi pare un termometro della situazione generale, però non ho la tessera del partito, sebbene abbia simpatie per il Pd, e dunque non mi esprimo. Personalmente ho simpatia per il sindaco di Rubiera Cavallaro».
La casa di riposo resta un tema caldissimo.
«E se salto io sono a rischio anche i lavori che l’ingegner Zanichelli della Zapi si è impegnato a finanziare. Abbiamo già il progetto preliminare, per un valore di 300mila euro. Poi speriamo che il Pnrr porti altri fondi. I consiglieri dicano piuttosto se vogliono tenere aperta la casa di riposo, di cui tra l’altro il contratto di servizio con Asp Progetto Persona scade a fine mese».
Approvare il bilancio di previsione non sarà facile.
«Servirà responsabilità».
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