«Un anno dopo ancora nessuna migliorìa»
Ieri a Cella la manifestazione in ricordo di Youness e delle vittime della strada: la rabbia del comitato dei residenti
Ambra Prati
reggio emilia. «A distanza di un anno dalla morte di Youness Lakhdar (il 12enne investito sulla via Emilia, ndr), siamo qui per ricordare tutte le vittime della strada. Mentre sulle opere di messa in sicurezza, che l’amministrazione comunale prevedeva come imminenti subito dopo la tragedia, ancora nulla».
Così ha esordito Alberto Sassi, presidente del comitato di Cella, nella manifestazione svoltasi ieri mattina accanto al sovrappasso della frazione, nello stesso punto in cui un anno fa, dopo la tragedia, esordì il gruppo di cittadini per chiedere «se in futuro si potrà risparmiare la vita di altri ragazzi e introdurre elementi migliorativi per chi abita qui».
La prima richiesta del comitato – quella di eseguire opere di messa in sicurezza in attesa di interventi più incisivi e della variante –, che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia aveva promesso entro l’anno, è ferma al palo.
«Tre settimane fa il dirigente dell’Area Sviluppo territoriale del Comune Paolo Gandolfi, videocollegato nel primo dei tre incontri programmati a Cadè, ha detto di aver ricevuto dal ministero il via libera informale sulla richiesta di fondi (2,2 milioni) per la riqualificazione della via Emilia da Pieve a Gaida, sul modello di via Emilia all’Angelo – ha dichiarato a margine della manifestazione la vicepresidente del comitato Maria Cristina Guarnieri –. Ma siccome il via libera non è ufficiale, ormai si andrà all’anno prossimo».
Le opere di messa in sicurezza nel lungo tratto da Cella fino a Gaida prevedono piste ciclabili con restringimento della carreggiata, isole con attraversamenti pedonali, nuova illuminazione, due autovelox nonché un accordo con Anas, che dovrebbe accogliere benevolmente un intervento non a carico proprio.
Nel frattempo ieri è stato il momento del ricordo. Davanti ad alcuni fiori bianchi e a striscioni che hanno ricordato come da anni le frazioni siano afflitte da code quotidiane sulla strada che le taglia in due («Vogliamo la via Emilia bis», «Cella, Gaida e Cadè unite per paesi più vivibili», «Basta code e gas»), si è riunito un centinaio di persone, compresi i genitori di Youness.
Il padre Mostafa ha sottolineato come, nonostante il tempo trascorso, la perdita del figlio sia più lacerante che mai. E ha portato il presidente della comunità islamica di via Adua, Abdul Karim, che si è associato alla richiesta di maggiore sicurezza. «Io vivo qui da trent’anni, ho contribuito a costruire una casa a Cella e il proprietario è stato anch’egli vittima della strada», ha detto Karim.
Il sociologo Gino Mazzoli, specializzato in progetti di comunità, ha lanciato diverse sollecitazioni, ricordando la nascita di Cella. «Adesso la comunità è cambiata, occorre tessere legami sociali costruendo un percorso di senso che unisca gli abitanti».
Infine è intervenuto Alberto Iotti che, per la lista di minoranza Alternativa Civica di Sant’Ilario, ha rinnovato l’impegno di aiuto reciproco per queste opere «che vengono descritte come faraoniche, ma che in realtà sono piuttosto semplici».
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