Soddisfatti Malavasi e Nasciuti «Così si supera il populismo»
reggio emilia. I sindaci di Correggio e Scandiano, i due comuni reggiani più grandi e gli unici due a superare di poco i 25mila abitanti – escludendo ovviamente il capoluogo – la pensano allo stesso modo.
Tanto per Ilenia Malavasi che per Matteo Nasciuti, infatti, la riforma contenuta nella legge di Bilancio è un fatto «positivo». Si tratta, spiega la prima cittadina correggese, «in primo luogo di un riconoscimento del ruolo dei sindaci, del lavoro che svolgono e dell’autorevolezza che devono avere. Amministrare un comune richiede grande impegno ed energia. Percepire un compenso equo per le responsabilità che hai, del tutto paragonabile a quello di un dirigente, non mi pare così strano. I sindaci inoltre non hanno diritto ai contributi previdenziali, che devono pagarsi di tasca loro se non vogliono erodere cinque o dieci anni di contributi. Gli amministratori devono inoltre pagarsi le assicurazioni e, per esempio, nella scelta che abbiamo fatto a Correggio, non abbiamo mai utilizzato risorse per spese di rappresentanza perché crediamo che nell’essere amministratori si debba comunque avere un’etica e una morale che siano di esempio per le nostre comunità».
Tra l’altro, prosegue la Malavasi, «io non ho mai richiesto nessun benefit, nemmeno il cellulare. Avere un giusto compenso significa garantire che i sindaci siano individuati tra le migliori energie da mettere in campo. Il contrario sarebbe un danno enorme. Pagare bene chi ha grandi responsabilità per la vita di tutti noi non vuol dire “favorire la Casta” ma aprire gli occhi e rendersi conto che con la demagogia e la propaganda si producono solo danni. Questa modifica è una svolta epocale e un argine importante per questa deriva culturale».
I sindaci, ricorda, «hanno davvero enormi responsabilità molto più che in altri ruoli. Svolgono ogni giorno un compito prezioso per la loro vicinanza con la comunità, sono sempre in prima linea e pronti a scendere in campo senza distinzione di orario, giorni o festività. Troppe volte abbiamo legittimato pensieri sbagliati, lasciando passare messaggi fuorvianti, legittimando l’idea di una politica come di un poltronificio, esercitata spesso per un uso del potere fine a se stesso. Abbiamo eliminato le circoscrizioni, tagliato le province, eliminando spazi di democrazia elettiva. Forse ci siamo resi conto che abbiamo sbagliato, perché abbiamo indebolito la democrazia e limitato i diritti dei cittadini. Quello che tutti noi cittadini dobbiamo pretendere è che, a qualsiasi livello istituzionale, venga esercitato al meglio il proprio ruolo con onestà, etica, rigore morale, impegno, lavorando esclusivamente per il bene della sua città, per rispondere ai bisogni dei cittadini, per provare a costruire una nuova visione della città e nuovi progetti, per farla crescere, non per avere dei ritorni personali, ma per costruire un bene comune».
Parole a cui fanno eco quelle del sindaco di Scandiano: «L’aumento degli stipendi dei sindaci è un segnale importante, anche se non risolutivo, nell’ottica di riconoscere a chi svolge questo servizio alla collettività un ruolo importante nella gestione di problemi complessi e con ricadute immediate sulla cittadinanza. Politicamente penso anche segni un passo verso il superamento del populismo e di conseguenza verso una rivalutazione della classe dirigente della cosa pubblica. Non si risolve però tutto con lo stipendio: serve anche una battaglia educativa e culturale che porti a valorizzare questo ruolo nella sua unicità e nel suo nobile scopo: servire la propria comunità».
L. G.
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