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il processo 

Hascisc a chili e spaccio di cocaina Pena di 5 anni e 4 mesi al 33enne

Tiziano Soresina
Hascisc a chili e spaccio di cocaina Pena di 5 anni e 4 mesi al 33enne

Il pusher, giudicato con rito abbreviato, resta dentro. Ha confessato, concesse le attenuanti generiche

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Una storia di spaccio di stupefacenti che si è via via aggravata per il marocchino 33enne Mohammed Naji, finito nel mirino di un’articolata operazione antidroga della polizia – coordinata dal pm Marco Marano – e contrassegnata da una serie di arresti differiti. Una vicenda affrontata ieri mattina in udienza preliminare davanti al gup Dario De Luca. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Naji il 31 marzo scorso era stato notato scambiare con una sua connazionale un involucro. In quell’occasione fu fermata la donna trovata in possesso di mezzo etto di cocaina appena ricevuto dal pusher.

L’arresto del 33enne era stato differito ed eseguito in giugno. In quella circostanza nella sua disponibilità fu trovato un tesoro: oltre 50mila euro in contanti custoditi in uno zaino e sequestrati in quanto ritenuti provento dello spaccio. Dopo l’arresto aveva ottenuto i domiciliari a Castelnovo Sotto con la prescrizione del divieto di parlare con persone estranee al nucleo familiare. Misura restrittiva poi violata il 14 agosto scorso quando i carabinieri, durante un controllo, capivano che il nordafricano aveva ricevuto in casa una persona con a carico una denuncia per violazioni della disciplina sugli stupefacenti. Da qui l’aggravamento della misura cautelare nei confronti del marocchino che finiva in carcere. E da detenuto (con parecchi precedenti penali) ha affrontato ieri il procedimento con pesanti accuse: molteplici cessioni di cocaina nell’arco di sei mesi (cioè fra gennaio e giugno di quest’anno), il mezzo etto di “polvere bianca” venduta illegalmente alla donna il 31 marzo, infine la detenzione di sei chili di hascisc (quest’ultima pesante imputazione è legata a quanto poi emerso nell’indagine più ampia della questura), mentre per l’evasione dagli arresti domiciliari verrà giudicato più avanti. Il pm Marano ha chiesto una condanna a 10 anni di reclusione, scesi a 6 anni ed 8 mesi perché Naji ha optato per il rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo). Mentre i due difensori – cioè gli avvocati Noris Bucchi e Suela Fani – hanno puntato su una condanna più soft, mettendo in rilievo il comportamento processuale del loro assistito che ha ammesso le proprie responsabilità, ritenendolo quindi meritevole delle attenuanti generiche. Linea difensiva accolta dal gup De Luca che ha condannato il nordafricano a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Naji resta dentro. All’uscita dall’aula i due difensori non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai cronisti.

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