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Novellara: i giudici turchi: «Leo deve tornare in Italia». Ma il rimpatrio del bambino slitta ancora

Elisa Pederzoli
Novellara: i giudici turchi: «Leo deve tornare in Italia». Ma il rimpatrio del bambino slitta ancora

Pronunciato il secondo giudizio positivo per la mamma, ma non basta: la sentenza non è immediatamente esecutiva

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NOVELLARA. La sentenza è arrivata ieri a metà mattina: per i giudici turchi, ancora una volta, il piccolo Leo deve tornare in Italia con la mamma in quanto cittadino italiano. Ma nemmeno un giudizio di secondo grado che conferma il primo è sufficiente a far rientrare subito il bambino di cinque anni che da quasi due, ormai, è in Turchia dopo che il padre lo ha portato via illegalmente.

Non c’è quindi tempo di gioire per aver avuto conferma, per la seconda volta, di avere ragione, per la mamma Ilaria Sassone, che in questi giorni è nuovamente partita da Novellara destinazione Turchia per stare accanto al figlioletto, grazie al permesso concesso dal tribunale turco. La speranza era che fosse finalmente la volta buona; che Leo, dopo la sentenza sarebbe potuto tornare a casa. Invece non sarà così.

«Il giudice ha riconfermato il rimpatrio del bambino in quanto cittadino italiano. C’era anche la procura, che in udienza ha ribadito che la sentenza di primo grado non conteneva alcun vizio di forma e che non esiste nessun pericolo per il bambino se torna in Italia – sono le prime parole, a caldo, di Ilaria dalla Turchia – Tutto molto positivo, tutto perfetto. Era anche presente il console italiano di Izmir, Valerio Giorgio. Ma purtroppo la sentenza non è immediatamente esecutiva. È un controsenso...» commenta tristemente la mamma di Leonardo.

Lo scenario che si apre è purtroppo scontato. Il padre di Leonardo infatti ha diritto a fare ricorso. «E ha già detto che lo farà – spiega Ilaria Sassone – Ciò vuol dire che dovrò aspettare altre due udienze, più la possibilità che chiedano anche una relazione psicologica. Nonostante mi diano ragione, non me lo fanno portare a casa». Ilaria ha il permesso di stare con Leo fino a gennaio, intanto. Ma certo non basta e non può bastare.

È dal gennaio del 2020 che mamma e figlio vivono separati. Da quando il padre del piccolo – un cittadino tedesco di origine turca – lo ha portato via, alla vigilia della sentenza del tribunale di Firenze che stabiliva che il bambino dovesse stare con la mamma a Novellara. La coppia aveva vissuto insieme alla periferia di Firenze, quando dalla loro unione è nato il piccolo Leo, e per questo è il tribunale del capoluogo toscano a giudicare in merito. Una relazione difficile, quella tra i due, sfociata nella separazione e nella difficile battaglia per l’affidamento del bambino. Ora, a Firenze sul padre pende un procedimento per sottrazione di minore – un processo che fatica a partire perché lui risulta irreperibile – e lo stesso tribunale toscano negli ultimi giorni ha stabilito che Leo debba essere affidato in via esclusiva alla mamma, in quanto l’uomo, per la sua condotta in Italia, ha perso la responsabilità genitoriale. Ma Leo intanto è in Turchia, un cittadino italiano di appena cinque anni che ci è arrivato senza il consenso della mamma. Dove non bastano due sentenze degli stessi giudici turchi perché possa fare rientro in Italia, a casa sua. Dove lo aspettano i nonni, tutta la sua vita di prima con la mamma, da cui il padre lo ha strappato illegalmente: per mesi, infatti, la madre non aveva avuto alcuna notizia del piccolo e del genitore.

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