La nuova edizione di Regium Lepidi il gioco da tavolo che parla reggiano
È stato il primo progetto dell’associazione Nimel Arzan «L’obiettivo è valorizzare la nostra bellissima provincia»
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. Vi ricordate “Regium lepidi”? Il primo gioco da tavolo dedicato a Reggio e alla reggianità ideato dall’associazione culturale Nimel Arzan? È tornato in una versione migliorata dal punto di vista grafico e anche in qualche aspetto del regolamento. Un regalo inaspettato e allo stesso tempo apprezzatissimo, visto che la prima edizione – completamente autoprodotta e finanziata con una raccolta fondi – era stata stampata solo in 500 copie andate a ruba in neanche una giornata.
«Da quando abbiamo ultimato quella distribuzione, abbiamo desiderato stampare altre copie per accontentare tutti quelli che non erano riusciti ad avere il gioco», spiega Marco Setti, cuore pulsante dei “Nimel Arzan” insieme a Luca Fiorini, Alessandro Ghiacci, Francesco Imovilli. L’occasione è arrivata grazie alla collaborazione con Demoela Giochi, casa editrice ligure specializzata in giochi da tavolo “locali”. «Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2020 – racconta Setti – ci hanno contattati loro dopo aver visto la prima edizione di “Regium lepidi” e ci hanno aiutato a produrre un gioco davvero bellissimo: “Péga-La fevra del sold”. Noi abbiamo fornito loro le informazioni e le caratterizzazioni che avremmo voluto avesse e loro hanno fatto il loro mestiere, egregiamente», racconta. Dopo il successo di “Péga”, i Nimel Arzan hanno chiesto a Demoela di aiutarli a realizzare quello che ormai per loro era un sogno nel cassetto: riprodurre “Legium lepidi”. «Ci hanno detto subito di sì e il risultato è eccezionale», gioisce Setti. La lastra di marmo che nella prima edizione compariva sulla scatola è stata sostituita da un campo di battaglia, e in mezzo alla nebbia e alla pioggia di palle di cannone si intravede lo skyline della città. Non solo: il tabellone di gioco è stato ampliato («senza sformare la forma della nostra provincia») ed è stata migliorata la visibilità. Anche le carte sono state rifatte, così come le pedine (che sono sempre maialini) e i colori ora sono più definiti e brillanti. «Ci sono il verde dell’erbazzone, il trasparente della nebbia, il giallo del Parmigiano Reggiano, il granata, il viola del lambrusco – rivela Setti –. C’è anche un goliardico riferimento alla rivalità con Parma: i dadi che attaccano sono granata, quelli che difendono (i nemici) sono gialloblù...». Del “nuovo” gioco sono state prodotte duemila copie, già disponibili nei punti vendita della provincia.
«Per noi è importante – spiega Setti – perché attraverso il gioco vogliamo raccontare il nostro territorio, le nostre tradizioni. Siamo tutti e quattro di Reggio – dice riferendosi anche a Fiorini, Ghiacci e Imovilli – ma per studio e lavoro abbiamo viaggiato tanto, vivendo anche all’estero per diversi periodi. Ci siamo ritrovati dunque nella condizione, comune a tutti i reggiani, di dover spiegare al mondo dove si trovasse Reggio Emilia... per poi finire col dire “vicino a Bologna”. Reggio è poco conosciuta e poco valorizzata rispetto ad altre città, anche se le potenzialità non le mancano. Allora, tre anni fa, ci siamo decisi a fare qualcosa: con i giochi, il nostro sito (nimelarzan.it) e i canali social. Il nostro scopo è quello di valorizzare la nostra splendida provincia e farla riscoprire anche ai reggiani. Vogliamo far conoscere le nostre squisite ricette e i vini locali, i paesaggi naturalistici più emozionanti dell’Appennino e quelli della Bassa reggiana. Vogliamo diffondere la cultura legata ai monumenti più famosi ma anche piccole storie che nessuno conosce e che possono sorprendere».
Un po’ come il maiale, nimel in dialetto, di cui – a Reggio lo sappiamo – non si butta via niente.
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