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DOPO LA SENTENZA

«Leo è un bambino di Novellara. Chiedo un incontro al prefetto Rolli»

Elisa Pederzoli
«Leo è un bambino di Novellara. Chiedo un incontro al prefetto Rolli»

La sindaca Carletti sul piccolo di 5 anni sottratto alla madre: «Serve la diplomazia e che l’attenzione resti alta sul caso»

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NOVELLARA. «Leonardo è un cittadino di Novellara, che dovrebbe vivere a Novellara con la madre. Ora è lontano migliaia di chilometri, fuori dall’Unione Europea, in un Paese in cui ci sono delle difficoltà nel riconoscimento di una serie di diritti. C’è bisogno di mobilitarci per lui». Così la sindaca di Novellara, Elena Carletti, commenta la sentenza arrivata l’8 dicembre dalla Turchia: un verdetto che ha sì ribadito che Leonardo – il bambino di 5 anni portato là illegalmente dal padre, ormai quasi due anni fa – debba tornare in Italia, in quanto cittadino italiano. Ma ancora una volta, la sentenza non verrà immediatamente eseguita. Lo spazio, dunque, resta aperto a un altro ricorso dell’uomo. Con tutte le incognite del caso.

«È una sentenza un po’ beffarda. Noi ci aspettavamo, esattamente come Ilaria, fin da subito viste le modalità illegali con cui il bambino è stato portato via, che i giudici stabilissero che dovesse tornare a casa. Ma è beffarda perché, pur riconoscendo le regioni della madre, non sarà immediatamente esecutiva: è qualcosa di terribile. Apre nuove incognite sul rientro di Leo» evidenzia. La comunità di Novellara è al fianco della mamma. «Ilaria purtroppo non è la prima in generale a vivere una situazione come questa, ma è la prima volta che Novellara è toccata da un caso di questo genere – spiega Carletti –. Ad aggravate la situazione è stato anche che tutto è iniziato un mese prima del lockdown, all’inizio del 2020. Questo ha bloccato gli spostamenti, l’attenzione era rivolta alla sanità. Ma su mia richiesta, Ilaria ha avuto un aiuto l’anno scorso e lo avrà anche quest’anno dalla Fondazione vittime di reati. E qui in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne sono state promosse iniziative di solidarietà che hanno avuto un certo riscontro. Perché è bene ricordarlo che questo caso, oltre al dramma, pone il tema dei costi, che sono molto alti nel condurre questa a battaglia legale». Una battaglia che Ilaria Sassone non può, né deve combattere da sola. Al suo fianco c’è l’avvocatessa Giovanna Fava e anche la sindaca Carletti è da tempo mobilitata. «Tengo contatti con i nostri parlamentari e in tempi recenti ho accennato il caso al prefetto Iolanda Rolli, quando è stata a Novellara. Ora che la sentenza di secondo grado è arrivata, nei prossimi giorni le chiederò un incontro e la aggiornerò: ritengo che, come autorità territoriale, possa aiutarci a smuovere una situazione che, a questo punto, ha bisogno dell’intervento della diplomazia. È come il caso di Patrick Zaki: il caso di Ilaria e Leo deve rimanere al centro dell’attenzione quando coinvolto c’è un Paese come la Turchia, che ha lasciato la Convezione di Istanbul che riguarda i diritti delle donne. E qui c’è una mamma, straniera, che lotta per i suoi diritti».

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