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L’interrogatorio 

Piromani in centro, l’esecutore ammette le sue colpe al giudice

Enrico Lorenzo Tidona
Piromani in centro, l’esecutore ammette le sue colpe al giudice

Il camionista 55enne ha risposto affermando di voler risarcire anche i danni L’altro, un imprenditore di 48 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere

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REGGIO EMILIA. Prime ammissioni nella complessa indagine sull’incendio di un’auto in via Filippo Re a Reggio Emilia. L’esecutore materiale dell’incendio, il camionista di 55 anni, ha infatti ammesso di essere lui quello ripreso nelle immagini della videosorveglianza mentre si reca col monopattino a comprare la benzina per poi dare fuoco all’auto in centro città. L’uomo, difeso dall’avvocato Helmut Bartolini, ha infatti risposto alle domande del giudice Dario De Luca, durante l’interrogatorio di garanzia seguito all’arresto suo e quello dell’altro uomo, considerato il mandante del raid. Quest’ultimo, però, difeso dall’avvocato Gianluca Vinci, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’uomo che ha appiccato l’incendio si è detto dispiaciuto per l’accaduto, affermando di voler risarcire il danno. Avrebbe agito senza qualcosa in cambio, in una sorta di azione estemporanea, visto che i due sono entrambi senza precedenti. Il movente sarebbe invece per l’accusa un triangolo amoroso, risolto con l’incendio doloso avvenuto alle 3.20 della notte tra il 9 e il 10 novembre. Ad essere distrutta dalle fiamme è stata una Bmw vecchio modello di colore bianco appartenente a un 50enne, parcheggiata in strada sul lato palestra dell’istituto superiore. L’incendio aveva distrutto anche due auto posteggiate davanti e dietro (una Nissan Micra e una Mitsubishi 200) nonché altre tre vetture sull’altro lato, danneggiate dal calore. Una vicenda che ha fatto scalpore e che ha sfiorato la tragedia: per pura fortuna la Nissan, alimentata a Gpl, non è esplosa tra palazzi densamente popolati. Poi, il 5 dicembre scorso due reggiani, un 48enne e un 55enne, entrambi incensurati e insospettabili, sono stati arrestati e messi ai domiciliari per il reato di incendio doloso. Partendo dalle telecamere i poliziotti della Squadra Mobile hanno individuato in tre giorni l’esecutore materiale del rogo: il camionista, residente nello stesso quartiere, filmato da diversi occhi elettronici mentre si recava in monopattino al distributore di benzina di piazzale Tricolore per prelevare due litri di combustibile, provocando tre inneschi in punti diversi della Bmw.

Il 55enne è stato incastrato dagli abiti indossati quella notte, ma dalle prime indagini non risultavano legami con il 50enne proprietario della Bmw. C’è voluto quasi un mese – e una paziente analisi dei telefoni cellulari – per ricostruire quello che l’accusa considera il mandante, ovvero l’imprenditore 48enne con un alibi di ferro (è rimasto in casa a vedere un film scaricato e pagato online). Che il movente fosse passionale gli inquirenti lo hanno subito ipotizzato. La premessa della vicenda risale al febbraio scorso, quando il 48enne – che all’epoca conviveva con la compagna trentenne – mentre quest’ultima era distratta ha guardato un messaggio arrivato sul cellulare di lei; e ha scoperto così, dai messaggini WhatsApp, che la “sua” donna era incinta, sospettando si trattasse di una gravidanza derivata da una relazione clandestina.

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