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casina, la morte di fornaciari 

«Siete più interessati a vedere che a capire»

«Siete più interessati a vedere che a capire»

Stefano Gatti replica alle interrogazioni dell’opposizione sul mancato funzionamento delle telecamere in centro

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Casina. «Sembra che ci sia maggiore interesse a vedere cosa sia successo che a capire il perchè». A rispondere in merito al funzionamento del sistema di videosorveglianza in centro a Casina, tema divenuto di forte attualità dopo la morte di Walter Fornaciari, episodio avvenuto in centro, a poca distanza dal municipio, e per il quale è attualmente indagato un minorenne del paese (si deve chiarire se Fornaciari è stato spinto prima della caduta a terra che gli è stata fatale) è il consigliere delegato alle Politiche Giovanili Stefano Gatti.

Sull’argomento ha presentato due interrogazioni, una in Comune e una in Comunità montana, il gruppo di minoranza Casina Futura. Afferma Gatti: «Rimaniamo perplessi di fronte all’insistenza della minoranza di sapere se ci sono o no immagini sul tragico fatto accaduto in piazza a Casina. Sembra quasi si voglia soddisfare un bisogno di “vedere” cosa sia successo piuttosto che di “capire”. Come amministrazione ci siamo sempre dimostrati sensibili alla sicurezza, tant’è che proprio quest’anno l’impianto di videosorveglianza è stato implementato con nuove telecamere, un investimento di oltre 50 mila euro finanziato con risorse di bilancio. Tali telecamere non sono spente per negligenza come si vuol far credere, ma saranno operative non appena ricevuto il benestare del Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica, passaggio questo previsto dalla normativa vigente. Inoltre attraverso l’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano e la Polizia Locale e alle altre Forze dell’ordine si stanno portando avanti importanti progetti volti proprio alla tutela della sicurezza dei cittadini».

Prosegue Stefano Gatti: «Siamo certi che le forze dell’ordine, al di là della presenza o meno di immagini, si stiano muovendo in modo professionale e scrupoloso per venire a capo del caso, lavorando nel massimo riserbo con grande delicatezza, e, soprattutto, nel silenzio. Così come sempre nel silenzio abbiamo ascoltato il grido degli amici di Walter, la richiesta di verità e giustizia della sua famiglia, il grido di sofferenza delle famiglie dei ragazzi coinvolti. Famiglie che stanno soffrendo enormemente, che sono state sconvolte e si stanno interrogando profondamente. Il nostro silenzio non è assolutamente segno di imbarazzo, siamo capaci di prenderci le nostre responsabilità, ma in certi momenti serve come pausa, per riflettere, per capire che direzione prendere e, soprattutto, per ripartire. E proprio “ripartire” ci sembra la parola chiave». Conclude: «La pandemia ha rallentato non solo l’attività scolastica, ma ha quasi fermato ogni attività ricreativa ed educativa, ha creato un vuoto in cui forse alcuni ragazzi si sono smarriti. Parrocchie, società sportive, circoli, pro loco, associazioni, tutto si è fermato o quasi. C’è bisogno di ripartire. L’assessorato alle Politiche giovanili si era già mosso iniziando a contattare le varie realtà impegnate sul territorio per capire di cosa c’era bisogno per ricostruire quella rete attorno ai nostri giovani capace di intercettare i loro bisogni e di accompagnarli in un percorso di crescita umana e civile». «Stiamo girando molto, incontrando molti, ascoltando i mondi giovanili, il tutto per costruire relazioni. Stiamo contattando e incontrando i vari assessori dei Comuni limitrofi per vedere come si stanno muovendo e cosa stanno facendo – va avanti –. Stiamo sondando anche la disponibilità a creare sinergie e a condividere iniziative. Abbiamo iniziato un confronto anche con le forze dell’ordine». E aggiunge «Non sappiamo se ci sono o no queste benedette immagini, sappiamo solo che la presenza delle telecamere non ha svolto nessuna funzione di deterrenza e di prevenzione semplicemente perchè non è questo il loro compito. Questo lo può fare solo l’occhio vigile di una comunità consapevole, attenta e viva».

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