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Processo mandanti 

Strage, l’ex moglie di Bellini «Arrivò tardi a Rimini»

Strage, l’ex moglie di Bellini «Arrivò tardi a Rimini»

Maurizia Bonini ascoltata in aula per la seconda volta sull’alibi della Primula Nera Alla Corte conferma di aver mentito nell’83: «Me lo suggerì mio suocero»

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reggio emilia. «Nel 2010 sono stata male e ho avuto una crisi di coscienza dopo un percorso spirituale. In quel momento mi vennero i dubbi, perché Paolo arrivò tardi a Rimini e in auto accese la radio e disse “vediamo che è successo”, poi mi guardò con occhi non sinceri». Maurizia Bonini, l’ex moglie della Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, imputato in corte d’Assise a Bologna per concorso nella strage del 2 agosto 1980, è tornata ieri in aula dopo la sua testimonianza dello scorso 21 luglio, confermando quanto già detto in quell’occasione sugli spostamenti dell’ex marito la mattina dell’attentato.

Rispondendo alle domande del presidente della corte, Francesco Caruso, Bonini ha ribadito di aver mentito agli inquirenti nel 1983, quando fornì un alibi a Bellini dicendo che l’ex marito, quella mattina, passò a prenderla a Rimini alle 9-9.30 per poi ripartire verso il Passo del Tonale. Secondo quanto ribadito ieri, la Primula Nera – sostiene ora la donna – sarebbe infatti arrivato a Rimini intorno alle 13, orario che per la Procura Generale di Bologna – rappresentata dai magistrati Umberto Palma e Nicola Proto, e dall’avvocato generale, Alberto Candi – è compatibile con la presenza di Bellini a Bologna all’ora della strage in stazione.

Quanto alle dichiarazioni rese nel 1983, l’ex moglie della Primula Nera ha confermato nuovamente di essere stata imbeccata, all’epoca, dal suocero Aldo Bellini, che le avrebbe detto «di dire di stare al sicuro sull’orario, perché c’erano stati articoli di giornale che dicevano che Paolo era stato a Bologna».

La Primula Nera – che si è sempre proclamato estraneo alla strage – nelle scorse udienze ha fornito la propria versione di quanto avvenuto fra l’1 e il 2 agosto, sostenendo di aver trascorso la notte in ospedale a Parma, dove era ricoverato il fratello Guido per un intervento: un incontro che sarebbe avvenuto per avere un chiarimento circa quella che Bellini ha indicato come una presunta relazione extraconiugale fra la sua ex moglie e lo stesso Guido, avvenuta seconda la Primula Nera nella seconda metà degli anni '70.

Sulla questione, la donna ha bollato come «una calunnia» quanto aveva detto in aula l’ex marito in merito, dichiarando che non le risulta che Bellini abbia passato la notte tra l’1 e il 2 agosto 1980 in ospedale a Parma, dove era ricoverato lo stesso Guido. Su quest’ultima circostanza è stata poi sentita anche Marina Bonini, vedova di Guido Bellini – anche lei già sentita il 21 luglio – che a sua volta ha affermato di non aver mai saputo che Bellini, quella notte, fosse in ospedale accanto al fratello: «Non so – dice – se Paolo è andato in ospedale quella notte. Guido non mi disse nulla, e comunque io non l’ho visto». Marina Bonini ha confermato, invece, di aver consegnato la figlia Daniela a Bellini verso le 6.30 del 2 agosto a Scandiano, da dove i due avrebbero dovuto raggiungere il resto della famiglia a Rimini. La donna ha aggiunto però che la figlia «non mi parlò mai di quel viaggio, io non sapevo che fossero arrivati tardi all’appuntamento».

Resta, quindi, il dubbio su dove Bellini, nel caso fosse uno degli esecutori della strage, possa aver lasciato la nipote a Bologna prima di ripartire con lei per Rimini.

I legali dell’imputato avrebbero voluto due distinti confronti tra le due testimoni e Bellini, richieste però respinte dalla corte.

Il terzo testimone sentito per la seconda volta è stato infine Michele Bonini, fratello di Maurizia, che ha ribadito che la mattina del 2 agosto sua madre, dopo aver accompagnato a Rimini, all’appuntamento con Bellini, Maurizia e i suoi due figli, rientrò tardi, dopo le 13.30, in albergo a Torre Pedrera, confermando quanto sostenuto dall'ex moglie della Primula Nera.

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