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I contagi tornano alle cifre di marzo Nuovi casi vicini a quota trecento

Leonardo Grilli
I contagi tornano alle cifre di marzo Nuovi casi vicini a quota trecento

Sale ancora la curva pandemica, 8 i ricoveri in Rianimazione In provincia i numeri più alti sono a Correggio e Scandiano

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Leonardo Grilli

reggio emilia. Quello che era stato preannunciato venerdì da istituzioni e Ausl, ieri si è puntualmente verificato. Con un numero di nuovi contagi quotidiani che si avvicina sempre più a quota trecento la provincia di Reggio Emilia è ripiombata, nel giro di poche settimana, a far registrare cifre che non si vedevano da mesi, da quando il Covid mordeva forte e la campagna vaccinale era appena cominciata.

i numeri

Secondo il bollettino aggiornato alle 12 di ieri, infatti, sono ben 289 i nuovi tamponi positivi al Covid registrati nel Reggiano, una cinquantina in più rispetto ai dati diffusi il giorno precedente.

Tre di questi sono stati ricoverati in Rianimazione, reparto che attualmente accoglie otto pazienti (dato anticipato già venerdì dai vertici dell’Ausl) e che, per sopravvivere, sono vincolati alla ventilazione artificiale invasiva. Quattro invece i malati Covid ricoverati negli altri reparti (complessivamente sono 73 i posti occupati) e 282 i reggiani in isolamento domiciliare per un totale di 2.140 persone attualmente positive e confinate nelle proprie abitazioni.

La pandemia, come abbiamo imparato nel corso di questi ormai quasi due anni, non aggredisce in modo uniforme tutti i territori. Fatta eccezione per il comune capoluogo, che registra 75 nuovi contagiati in 24 ore, i Comuni con le cifre più alte sono Correggio (26 casi) e Scandiano (20). Sopra o pari a quota dieci positivi anche Quattro Castella (16), Albinea (12), Castelnovo Monti (10) e Poviglio (10).

Sette infine i malati registrati nel Reggiano ma residenti in un’altra regione e quattro quelli residenti in un’altra provincia emiliano-romagnola.

come a marzo

Per ritrovare incrementi di contagiati così alti, si diceva in premessa, bisogna tornare a metà marzo di quest’anno. Il picco più alto di quella che all’ora era la terza ondata si è registrato nella nostra provincia il 21 marzo, con 337 positivi in più.

Da quel momento la curva ha cominciato a decrescere lentamente, passando per i 271 casi del 28 marzo e calando man mano che arrivava la primavera. Una discesa che è proseguita poi durante il periodo estivo – senza però mai raggiungere lo zero assoluto per un lungo periodo consecutivo – per tornare infine a risalire, come era stato pronosticato da molti, con l’arrivo dell’autunno, del freddo e soprattutto della più contagiosa variante Delta.

LE DIFFERENZE

Questa è la prova, diranno ora i cospirazionisti e i no-vax più ottusi, che il vaccino non è servito a nulla.

E invece no. E per capirlo basta confrontare un altro dato, quello relativo ai decessi e ai ricoverati. Il 21 marzo, quando la campagna vaccinale non aveva ancora raggiunto coperture elevate, erano 32 i ricoverati che lottavano fra la vita e la morte nelle terapie intensive degli ospedali di Reggio e Guastalla contro gli otto di ieri. Quattro contro zero, invece, i reggiani uccisi dal virus.

Ancora 32 i malati Covid in terapia intensiva al 28 marzo, a fronte di un decesso quello stesso giorno. Se si analizzano poi i dati relativi ai posti letto occupati nella settimana a cavallo tra fine marzo e l’inizio di aprile, soprattutto in terapia intensiva e semi-intensiva, il tasso di occupazione era dell’88,5% contro circa il 60% della settimana appena trascorsa.

Ma si potrebbe proseguire ancora, a dimostrazione di quello che i vertici dell’Ausl reggiana – e non solo – ripetono allo stremo da mesi: se oggi i reparti ospedalieri non stanno esplodendo e le bare non si riempiono di nuovo è solo merito del vaccino, unica vera protezione contro le fasi più acute dell’infezione Covid. E non è un caso se oggi la maggior parte dei ricoverati reggiani non in terapia intensiva siano persone non vaccinate (43 su 73) o che hanno ricevuto l’ultima dose oltre sei mesi fa senza ancora fare – per scelta o meno – l’iniezione “booster”.

in regione

Al pardi di Reggio Emilia (seconda provincia peggiore in regione per contagi, dopo Bologna), anche il resto dell’Emilia-Romagna sta affrontando il pieno della quarta ondata.

Ieri sono stati 1.733 i nuovi casi di Coronavirus, con un tasso di positività del 5% e un’età media che ha sfiorato i 39 anni. Sette invece i decessi in più mentre sono 88 i pazienti ricoverati in terapia intensiva e 928 quelli negli altri reparti Covid (7 in più). Volano infine i casi attivi, oltre quota 30mila.

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