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Beltrami disilluso: «Vorrei donare alla città i diorami e le figure»

Luciano Salsi
Beltrami disilluso: «Vorrei donare alla città i diorami e le figure»

Sarà il decimo Natale senza il capolavoro tanto amato da generazioni di reggiani «I contatti sono stati tanti ma alla fine nessuna proposta si è realizzata» 

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. Sarà il decimo Natale senza il presepio di Giancarlo Beltrami. Nei supermercati s'impilano i panettoni, ma non c'è speranza che quest’anno si ricompongano gli affascinanti diorami che per quasi mezzo secolo hanno incantato i reggiani, i loro figli e i nipoti. Le luminarie e le vetrine scintillanti non basteranno a ricreare la magica atmosfera donata al centro storico da quelle artistiche rievocazioni d'un tempo che fu, idealizzate da una memoria che mescolava il sacro della religiosità popolare con il profano della festa in un povero mondo contadino pago di una tavola imbandita con ciò che non si poteva gustare nel resto dell'anno. Le strade s'illuminano della ripristinata opulenza consumistica. Rimangono buie e deserte, invece, le sale attigue al chiostro di San Nicolò, dove il presepe era allestito fino al settembre del 2012. Non s'è concretizzata una sola delle proposte di ricostruirlo in un altro luogo, anche perché Beltrami ne rifiuta il trasferimento al di fuori della città storica.

Eppure sono tanti i cittadini che ne reclamano la rinascita. All'avvicinarsi delle feste i loro appelli si sono moltiplicati invano sulle pagine di Facebook che coltivano la reggianità. Non resta che sfogliare i vecchi cataloghi del presepio o, meglio ancora, rivedere on line le fotografie e il video del 2009 che ne immortalano le scene agropastorali, i borghi appenninici, le case rurali e gli interni contadini che ricordano i quadri di Gaetano Chierici, insieme alla Natività e agli episodi evangelici ambientati in contesti mediorientali o nostrani ottocenteschi.

Beltrami non nasconde l'amarezza: «Ormai – confessa – sono disilluso. Col tempo si diventa stanchi. Non sento più nessuno di coloro che avevano prospettato una ricollocazione dei miei diorami. Ho fatto di tutto per trovare una soluzione, ma sembra quasi che io voglia aprire un supermercato anziché riallestire un presepio». Intanto il materiale smontato incomincia a deteriorarsi: «Avevo recuperato – spiega Beltrami – una parte delle grandi scene fatte di gesso e le avevo sistemate in un magazzino affittato a Borzano di Albinea. Purtroppo vi si è rotto il tetto e le intemperie le hanno danneggiate. Ora sono sistemate a Reggiolo, grazie all'interessamento della Protezione civile, insieme ad alcune delle figure. Le avevo disegnate e fatte eseguire dal grande presepista catalano Martì Castells. Ne ho salvate quattrocento, che sono quasi tutte imballate nella cantina della mia abitazione».

Il Comune s'era prodigato più della Curia vescovile per reperire un locale adatto ad ospitare i diorami. Un anno fa Mariafrancesca Sidoli, assessore alla valorizzazione del centro storico, aveva annunciato che si contava di ricomporre il presepe nei chiostri di San Pietro entro il Natale del 2021. Poi la seconda ondata della pandemia ha aggravato le difficoltà e l'intervento è rinviato a una data da destinarsi, certamente non vicina.

«Dal 2012 – riferisce Beltrami – s'erano prese in considerazione e poi scartate diverse altre collocazioni, fra cui quella nei chiostri di San Domenico. Mi sono incontrato più volte con l'assessora, che si dimostrava entusiasta dell'intesa raggiunta con la parrocchia di San Pietro per l'utilizzo di un locale da cedere in permuta, ma per ora non se n'è fatto nulla. Ero stato contattato anche da un funzionario del Credem gentilissimo, che mi aveva manifestato l'interesse della banca promettendo che entro la primavera di quest'anno l'istituto di credito avrebbe deciso se dare un contributo. Non ho più avuto sue notizie. Vorrei donare alla città i diorami con tutte le figure di Castells».

Beltrami prima di ritirarsi in pensione aveva un'agenzia d'assicurazioni. «Tuttavia – spiega – il presepe mi assorbiva al punto da diventare il primo lavoro». Ora incomincia ad avere un'età avanzata. La ricostruzione della sua opera richiederebbe un grosso impegno da parte sua e dell'unico collaboratore, Luciano Cosentino. La sua eventuale rinuncia, motivata anche dallo scoraggiamento, sarebbe un ostacolo insormontabile alla resurrezione del capolavoro presepiale.

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