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Esce dall’auto dopo un incidente e cade in un pozzo: muore a 20 anni

Ambra Prati
Esce dall’auto dopo un incidente e cade in un pozzo: muore a 20 anni

Alle 4 la sua Panda ha abbattuto la protezione che copriva una vasca di raccolta acque. È stato trovato dopo più di 5 ore

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Ambra Prati

toano. Una fuoriuscita di strada su una stradina di montagna alle 4 di notte: una fuoriuscita da nulla, che non avrebbe avuto alcuna conseguenza, si è trasformata in una tragedia impensabile. L’utilitaria di un ragazzo di Monzone, Federico Pellini di 20 anni, per una fatalità impensabile nello sbandare ha abbattuto un manufatto in cemento che copriva un pozzo, in realtà una vasca di raccolte delle acque. Il conducente, sceso al buio per constatare i danni, con tutta probabilità è scivolato ed è precipitato proprio nel pertugio. Solo il mattino seguente, dopo che il padre allarmato lo aveva cercato ovunque, è stata ritrovata l’auto: e diverse ore più tardi il corpo nel pozzo, in uno stato di ipotermia. Il decesso è sopraggiunto per annegamento e per le temperature proibitive.

È circa l’una quando Federico Pellini, studente lavoratore residente in via San Giorgio – una grande casa in sasso nella frazione di Monzone, prima di Quara di Toano – ha terminato il lavoro come pizzaiolo al ristorante La Collina di via Mutilati Guerra, poco prima dell’abitato di Toano. Come d’abitudine gli amici sono andati nel locale a prenderlo: è sabato sera, una delle poche serate di svago della sua numerosa compagnia di amici, che si è recata in seguito al Kiss di Cavola. Pare che dopo Federico sia uscito con una ragazza: l’ha riaccompagnata a casa e si è diretto a sua volta verso casa. Lungo la strada in via San Michele Arcangelo – una stradina comunale, poco distante dalla sua abitazione – la Fiat Panda nera ha sbandato (il fondo era ghiacciato) ed è andata ad abbattere un manufatto in cemento realizzato a protezione del pozzo, rimasto scoperchiato; si presume che il conducente, nello scendere dal veicolo, sia inavvertitamente caduto nel vuoto, precipitando nella voragine che si era aperta.

Quanto accaduto si è ricostruito solo parecchie ore dopo, quando il sole era già alto. All’alba infatti il padre del giovane, non vedendolo tornare, ha cominciato a chiamarlo sul cellulare: il telefonino squillava a vuoto. Trovando la circostanza molto strana, il papà ha cominciato a cercare il figlio. Prima ha chiesto ai suoi amici (a volte Federico dormiva da un amico, per recuperare una manciata di ore di sonno), ma gli amici lo avevano visto andare via senza problemi. Ha chiesto alla ragazza, ma lei non aveva idea. Il genitore ha interpellato il caseificio di Quara, dove il ventenne avrebbe dovuto presentarsi alle 5-5.30, per fare il giro del latte; ma anche qui gli è stato detto che Federico non era andato al lavoro. Sempre più preoccupato, il padre ha percorso a ritroso il tragitto che il figlio avrebbe dovuto percorrere; e ha trovato la macchina, che era stata notata da un contadino della zona, ferma da ore, con i fari accesi e la portiera aperta. Di Federico, però, nessuna traccia.

A quel punto – erano all’incirca le 6 – sono intervenuti i carabinieri di Toano, che facendo un sopralluogo sono arrivati alla terribile ipotesi: il giovane poteva essere caduto nel pertugio.

Alle 9 è stata attivata la macchina dei soccorsi: sono giunte due squadre di vigili del fuoco da Reggio (compreso il mezzo Saf) e una da Castelnovo Monti, ambulanza della Croce rossa e automedica, perfino l’elicottero del soccorso da Pavullo. Uno spiegamento massiccio, sebbene la speranza di trovare il giovane vivo fosse minima. Davanti agli occhi disperati dei genitori, di sindaco e vicesindaco e di altri concittadini accorsi in mezzo alla neve, le operazioni di recupero sono state lunghe. La botola di accesso era stretta: un metro per un metro, per una profondità di quattro metri. Per intervenire in sicurezza i vigili del fuoco hanno dovuto provvedere a svuotare la vasca, per poi calarsi nel fondo: lì c’era Federico, senza vita. Alle 11 la salma è stata portata via e il pozzo transennato. Una dinamica terribilmente chiara: tant’è che non si farà l’autopsia, ha stabilito il pm di turno. La salma è stata subito restituita alla famiglia.

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