Gazzetta di Reggio

Reggio

La storia 

Tutto quanto iniziò nella sagrestia del Duomo negli anni Sessanta

L.S.

Qui il presepe rimase per venticinque anni prima di essere trasferito nel Chiostro di San Nicolò fino allo sfratto del 2012 

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REGGIO EMILIA. Giancarlo Beltrami incominciò a comporre il suo capolavoro negli anni Sessanta nella sagrestia del Duomo, dove lo tenne per venticinque anni aggiungendovi progressivamente nuove scene. In seguito il presepe fu ospitato nel chiostro di San Nicolò, dove arrivò a comprendere venti diorami anche di grandi dimensioni. Vi erano rappresentati, oltre alla Natività, episodi della vita di Gesù, finanche l'Ultima Cena, in una scenografia che evocava la Palestina e più spesso l'ambiente rurale della nostra terra. I reggiani erano attirati soprattutto da questi ultimi paesaggi, che richiamavano ricordi infantili o racconti dei nonni. Queste scene erano caratterizzate dalla minuziosa ricostruzione degli esterni e degli interni. Erano frequenti le rappresentazioni somiglianti ai quadri di Gaetano Chierici con “resdore” indaffarate, anziani a riposo, bambini intenti a giocare, gattini vivaci e polli ruspanti. La tipiche case coloniche della pianura si alternavano a quelle più rozze dell'Appennino, un po' idealizzate nella suggestione dei muri di pietra a vista, del balconi di legno e dei tetti di piagne o di coppi. I pastori e le greggi avevano l'aspetto di quelli che popolavano le nostre montagne. Il tutto era realizzato con materiali come il gesso e il polistirolo che purtroppo sono facilmente deteriorabili nello smontaggio e nel trasporto. Le prime e più pregevoli statue e statuine disegnate da Beltrami furono eseguite dal presepista catalano Martì Castells, morto nel 1995 e poi sostituito da un artista del nostro Meridione, da dove proviene la quasi totalità delle figure dei nostri presepi. In seguito allo sfratto nel 2012 i diorami furono smontati e ciò comportò gravi danni, fra cui la distruzione dei fondali.

La ricostruzione richiederà un lungo lavoro da parte di Giancarlo Beltrami e del suo unico collaboratore, Luciano Cosentino. C'è da augurarsi che la prevedibile lunga attesa non li faccia desistere o non comporti intralci imprevisti. Il seminterrato dei chiostri di San Pietro, destinato chissà quando ad accogliere la rinnovata composizione natalizia, non è abbastanza alto per consentire il riallestimento delle scene più grandi, ma gli altri diorami principali vi potranno essere riprodotti. L'accordo fra comune e parrocchia prevede l'utilizzo di una sala, ma vi è l'intenzione di aggiungerne una attigua. Non è stato ancora redatto il progetto affidato all'architetto Ilaria Gasparini, che spiega: «Sono ambienti molto belli con volte a crociera, risalenti al Quattrocento a al Cinquecento. Una sala misura 130 metri quadri, l'altra circa cento. Una può contenere nove diorami, l'altra sette. Non sono richiesti grossi interventi di edilizia, ma dovranno essere installati gli impianti elettrico e termico».

L.S.

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