Il forte richiamo di Bonaccini «C’è una questione maschile»
Reggio Emilia. «Esiste una grande questione maschile. Che non conosce distinzioni di provenienza culturale e religiosa, economica, sociale e territoriale. E che di fronte all’innegabile avanzamento compiuto in pochi decenni da parte delle donne ha portato ad un colpo di coda, a una reazione quasi ancestrale, violenta e irrazionale, criminale e distruttiva che si abbatte proprio sulle persone più vicine». È un richiamo forte rivolto in primo luogo agli uomini e poi alle istituzioni quello che è venuto ieri dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, nel suo intervento in aula durante la seduta straordinaria dell’Assemblea legislativa regionale contro la violenza di genere e i femminicidi. Una seduta che lo stesso Bonaccini aveva proposto – all’indomani del 25 novembre, Giornata contro la violenza alle donne – e deciso d’intesa con la presidente dell’Assemblea legislativa, Emma Petitti, e di tutti i gruppi consiliari.
Numerosi, sul tema, gli interventi dei consiglieri, tra cui anche quelli reggiani. Per Roberta Mori (Pd) «occuparsi dei diritti delle donne significa occuparsi del futuro della nostra società». Per la consigliera reggiana i diritti delle donne sono sotto attacco in tutto il mondo e le democrazie «se vogliono essere tali non possono far finta di niente. Grande rilievo deve essere dato ai centri antiviolenza, nati dai movimenti femminili e femministi che, ben prima dello Stato, hanno riconosciuto il problema e hanno tentato di dare risposte concrete». Stefania Bondavalli (Lista Bonaccini) ha ricordato che, nonostante il significato del 25 novembre, le «cronache riservano tragici avvenimenti. L’emergenza è cresciuta. Con la pandemia c’è stata una recrudescenza delle violenze. Il titolo di oggi individua l’eliminazione della violenza: non deve essere un’utopia. La maturazione culturale è un elemento basilare, a partire da un linguaggio appropriato». Capita, ha aggiunto, che le cronache delle violenze siano raccontate con un linguaggio che può portare a considerare comportamenti induttivi delle donne che poi provocano comportamenti distorsivi degli uomini. Per Bondavalli «spesso i tempi di intervento della giustizia sono decisivi. In alcuni casi ci sono state le denunce, sono stati presi provvedimenti, ma poi si è avuto femminicidio».
Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) ha reputato positiva la legge che inasprisce le pene per i violenti «ma serve anche più prevenzione. Chi commette femminicidio difficilmente pensa all’entità della pena. Vanno rafforzati i centri antiviolenza e si deve lavorare in profondità perché le norme siano applicate. Il femminicidio è la punta dell’iceberg di una cultura che non valorizza le pari opportunità. Importante è la parità e la nostra regione, secondo la Ue, è al primo posto. Ma occorre fare i conti con il patriarcato. Il piano triennale antiviolenza è stato approvato, ma avrà un’efficacia parziale fino a che non si stringerà un’alleanza tra i generi».
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