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Investì un ciclista 45enne Parte oggi il processo per il pirata della strada

Tiziano Soresina

L’imputato respinge le accuse «Era buio, non ho visto la bici e nemmeno il corpo nel fosso» Sei famigliari della vittima si costituiranno parte civile 

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Tiziano Soresina

campegine. Affronterà questa mattina il processo Nicola Ferrante, il cameriere 34enne che la sera del 13 febbraio scorso, quando era alla guida di un’auto non assicurata, ha investito e causato la morte del bengalese 45enne Abbas Uddin, scaraventato nel fosso mentre percorreva in bicicletta via Marconi, nelle campagne di Caprara. Un investimento inizialmente senza colpevole, visto che Ferrante aveva proseguito la marcia. Poi era stato trovato dai carabinieri. Il 34enne – assistito dall’avvocato Nino Ruffini – dovrà difendersi da tre accuse: omicidio colposo stradale, omissione di soccorso e fuga del conducente. In precedenza nell’interrogatorio e in udienza preliminare il cameriere ha respinto ogni responsabilità. Si è detto rammaricato per la morte del 45enne, ma ha ribadito che è anche colpa del ciclista, perché senza giubbetto catarifrangente e luce. Ha giurato di essersi fermato, ma era talmente buio da non aver visto né la bici, né il corpo della vittima. Ha pensato di avere investito un animale. Ma il gup Luca Ramponi l’ha rinviato a giudizio. Sempre oggi sei familiari della vittima – moglie, tre figli e due fratelli – si costituiranno parte civile tramite l’avvocato Domenico Intagliata che chiederà al giudice anche la citazione come responsabile civile del “Fondo di garanzia vittime della strada” (interviene nel caso di mezzo non assicurato sul versante del risarcimento danni).

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