Maxi truffa dei diamanti Imprenditore reggiano risarcito per 50mila euro
reggio emilia. L’udienza preliminare – a Milano – sullo scandalo diamanti è ancora inchiodata alle eccezioni preliminari (identificazione dei responsabili civili, questioni di incompetenza territoriale, precisazioni su alcuni capi d’imputazione), mentre continuano a farsi strada le transazioni con le banche.
E di recente una trattativa ha riguardato un investitore reggiano già costituitosi parte civile (ritenendosi truffato) davanti al gup Manuela Scudieri. Ci riferiamo ad un imprenditore reggiano 53enne – tutelato dall’avvocatessa Raffaella Pellini – che in precedenza aveva rifiutato, ritenendola insufficiente, la proposta risarcitoria della Bpm. Dopo anni di stallo, la banca ha ricontattato l’investitore e il suo legale, da qui il riavviarsi della proposta risarcitoria, chiusasi di recente intorno ai 50mila euro. Per questo motivo nella prossima “tappa” dell’udienza preliminare l’avvocatessa Pellini ritirerà in tribunale la costituzione di parte civile, avendo il suo assistito già ottenuto il risarcimento-danni. Il 53enne è il quinto reggiano che trova un accordo risarcitorio extragiudiziale.
Assistiti dall’avvocato Claudio Vincetti (studio Ferrari-Vincetti & associati), due imprenditori reggiani hanno infatti trovato un accordo con la banca (Bpm), rientrando per circa l’80% da quell’investimento in diamanti risultato una beffa: in un caso la transazione ha toccato i 100mila euro, nell’altro si è attestata sui 50mila euro. Una soluzione transattiva per circa l’80% dell’investimento in diamanti che è stata trovata con la Bpm anche da parte di un dirigente d’azienda reggiano (la somma è importante) sempre tramite l’avvocato Vincetti.
Ìnfine una pensionata reggiana 85enne (sempre assistita dall’avvocatessa Pellini) ha definito un accordo transattivo sui 50mila euro con la banca (Unicredit).
Si procede intanto a Milano per quella che gli inquirenti (la pm Grazia Colacicco rappresenta l’accusa) inquadrano come una maxi truffa sulla vendita di diamanti a prezzi gonfiati e che vede imputate 105 persone e 5 società, tra cui Banco Bpm, Unicredit, Mps e Banca Aletti. Il tutto è legato alla mega inchiesta del 2016 che ha scoperchiato presunti profitti illeciti per 500 milioni di euro. Diamanti piazzati (si stima per 5 volte il loro reale valore di mercato) tramite le banche a diversi vip, ma anche a semplici clienti.
T.S.
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