Partigiano diffamato, l’Anpi «Denuncia nei tempi giusti»
reggio emilia. Ancora un’udienza ieri in tribunale a Ravenna, dove si sta celebrando il processo a carico del giornalista e scrittore Gianfranco Stella, accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Amleto Paderni.
Stella ha attribuito, come mandante, allo scandianese l’omicidio del medico condotto e concittadino Luigi De Buoi di Arceto – avvenuto nel maggio del 1945 – nel suo libro “Compagno mitra. Saggio storico sulle atrocità partigiane”, presentato anche a Reggio Emilia, nel 2018, nella sala dell’hotel Posta. Ma da quell’accusa Paderni fu completamente scagionato con una sentenza della Corte d’Appello di Bologna, nel 1951. Da qui la denuncia per diffamazione da parte dei familiari (moglie e due figlie) di Paderni (già deceduto) che ha portato sotto processo lo scrittore che è difeso dal legale Luca Tadolini.
Quest’ultimo ha messo ieri in discussione proprio la denuncia, ritenendola tardiva: a parere dell’avvocato Tadolini i familiari seppero già nel 2018 di quanto scritto nel libro e sarebbero stati informati da Ermete Fiaccadori (presidente provinciale dell’Anpi) subito dopo la presentazione del volume. Quindi per la difesa la denuncia presentata il 2 febbraio 2019 era ben oltre i tre mesi previsti dalla legge e che partono dal momento della presa di coscienza da parte di chi si ritiene danneggiato.
Un teorema respinto in aula da Fiaccadori: «Ho incontrato le figlie di Paderni sul finire del gennaio 2019 – dice il numero uno reggiano dell’Anpi – che dopo essersi rivolte all’avvocato Ernesto D’Andrea (tutela i familiari costituitisi parte civile, ndr) hanno voluto consultarsi con me sulla vicenda appena appresa. Ma io non sapevo nè della presentazione del libro, nè di quell’omicidio». Poi c’è stato il piccolo “giallo” sul libro incriminato agli atti del procedimento: l’avvocato D’Andrea ha depositato ieri la prima edizione del 2018 (quella contenente la tesi ritenuta diffamatoria da pm e parti civili), mentre la difesa aveva prodotto l’edizione 2020 in cui non c’è il passaggio su Paderni e l’omicidio.
Nella prossima “tappa” del processo verranno sentiti l’imputato e il giornalista reggiano Pierluigi Ghiggini.
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