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Millefiori in cerca di una nuova vita: studenti coinvolti nella progettazione

Millefiori in cerca di una nuova vita: studenti coinvolti nella progettazione

Giornata di studio all’interno del bene confiscato ai fratelli Vertinelli, condannati nel processo Aemilia. Il Comune vorrebbe trasformarlo in una casa per le associazioni di volontariato del territorio

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MONTECCHIO. Il ristorante Millefiori di Montecchio è uno dei simboli del radicamento della ’ndrangheta nel Reggiano. Apparteneva ai fratelli Vertinelli, condannati dalla Corte d’Appello di Bologna nell’ambito del maxi-processo “Aemilia”, e secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna in quel vasto complesso sono stati investiti soldi della cosca Grande Aracri.

Nei giorni scorsi, 240 studenti sono stati portati in visita in questa struttura. Non si è trattato soltanto di un tour a scopi informativi, come quello di ottobre, ma di una giornata di studio per cercare di dare una nuova vita a questa struttura che fino ad ora non si è riusciti a rilanciare.

La giornata formativa al “Millefiori” rientra all’interno del progetto regionale “I beni confiscati alle mafie come fari di legalità”, coordinato da Elia Minari, giurista e coordinatore dell’Associazione culturale antimafia Cortocircuito. Il progetto è promosso insieme alla giunta della Regione Emilia-Romagna, Ance Reggio Emilia e Fondazione Manodori.

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Lo scopo è quello di avviare una progettazione collettiva del bene confiscato alla criminalità organizzata.

Gli studenti partecipanti realizzeranno, anche grazie a docenti e tecnici delle scuole di geometri “Angelo Secchi” di Reggio Emilia e “Camillo Rondani” di Parma, delle tavole grafiche su come riutilizzare il bene confiscato alla criminalità organizzata.

Questo bene ha una storia travagliata. «È un bene confiscato molto ampio e complesso – ha spiegato l’amministratrice giudiziaria Federica Zaniboni –. La società Millefiori ha rilevanti debiti nei confronti dello Stato, situazioni da risolvere. Speriamo che il Comune di Montecchio possa entrare in possesso di questo immobile al più presto. La procedura non è ancora terminata, ma sono fiduciosa».

Riutilizzare i beni confiscati ha un grande significato, anche perché la propaganda mafiosa fa leva, anche da queste parti, sul fatto che queste imprese danno comunque lavoro.

La giornata è stata aperta dagli interventi delle istituzioni, a cui sono seguiti i laboratori, coordinati dall’associazione culturale antimafia Cortocircuito, con planimetrie stampate in grandi formati, oltre a strumenti per le misurazioni e altri apparecchi tecnici, sia negli spazi interni sia nel piazzale esterno e nell’area cortiliva del “Millefiori”.

Il complesso immobiliare di 7.000 metri quadri era destinato, prima del sequestro, a ristorante, dotato di quattro ampi saloni, cucine e pertinenze, oltre a una magnifica piscina interrata. Il Comune di Montecchio Emilia – rappresentato all’evento dal sindaco Fausto Torelli, dalla vicesindaca Roberta Dieci e dall’assessore al Bilancio Stefano Ferri – desidera trasformare il bene confiscato in un campus destinato alle associazioni del territorio. Giammaria Manghi, presente all’iniziativa in rappresentanza della presidenza della Regione ha espresso l’intenzione di Bologna di cofinanziare la ristrutturazione del bene confiscato, quando l’iter di assegnazione del bene sarà completato da parte degli organi statali. «Prendersi cura dei beni confiscati – ha detto Minari – significa applicare concretamente i principi costituzionali, per questo è importante una progettazione collettiva. I fenomeni di criminalità organizzata hanno calpestato i diritti economici e sociali, i beni confiscati devono essere il fulcro di un riscatto collettivo contro le mafie».

Il sindaco di Montecchio Fausto Torelli ha aggiunto che, solo nel territorio comunale, sono operative «ben cinquanta associazioni che lavorano nel sociale, nella cultura, nello sport. Il Millefiori è un luogo ideale. Questa struttura può diventare un campus per le associazioni, anche per collaborare tra loro. Abbiamo anche cinque gruppi teatrali nel nostro comune, sarebbero interessati a usare una parte dello spazio». La vicesindaca Roberta Dieci ha aggiunto che «rendere accessibile questo bene confiscato alla collettiva è un’avventura che rappresenta il nostro sogno». I vertici del Comune hanno riferito ai partecipanti che già il 13 luglio 2020 è stata presentata formale domanda per l’assegnazione del bene, che è stata portata anche successivamente alla Consulta provinciale della legalità. L’assessore Stefano Ferri ha spiegato che «con la collaborazione tra istituzioni arriveremo al bellissimo obiettivo che ci siamo prefissati. Tante volte nelle carte processuale si vedono movimento di dubbia origine. Spesso la cittadinanza non si rende conto della gravità, non è immediatamente percepibile. Un bene immobile della criminalità organizzata è una testa di ponte all’interno del territorio. Il Millefiori deve essere operativo per essere un caposaldo di legalità. Le comunità locali subiscono le ferite della criminalità per questo alle comunità va restituito il bene, per lenire le ferite che ci sono stato nel territorio e anche perché l’intervento dello Stato porta al ripristino del corretto rapporto tra i consociati, leso dalla mafia».

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